Yonghong Li prova a rilanciare il Milan in Champions League e a ritrovare sponsor politici cinesi: se non riuscirà, il Diavolo passerà al fondo Elliott

I rumors di calciomercato parlano della fede nerazzurra del nuovo direttore sportivo del Milan Mirabelli. Non stupisce quindi che le prime mosse dell’erede di Adriano Galliani nell’organizzare le entrate e le uscite in quel di Milanello, siano all’insegna dello stile interista, con buona pace per il diktat berlusconiano di un diavolo giovane e preferibilmente italiano.

Nautica Ranieri
Nautica Ranieri

Ecco allora le liti mediatiche con l’unico fuoriclasse che è Donnarumma e il suo potentissimo procuratore Mino Raiola, le difficoltà nel rinnovo di De Sciglio, la probabile partenza di un senatore e un soldato infaticabile come Poli. Sull’altro fronte il Milan si distingue per acquistare e a caro prezzo giocatori stranieri: Musacchio, Kessie, Biglia e Rodriguez per il momento; per carità, si tratta di giocatori stimati e dal rendimento certo e quindi pedine che potranno essere molto utili nella nuova scacchiera di Vincenzo Montella.

La nostra riflessione però va oltre la prossima stagione, dato che pare che sarà allora che arriveranno importanti scadenze finanziarie col fondo americano Elliott, il quale si è reso protagonista con un mega prestito da oltre 300 milioni di euro e con l’emissione di due bond per finanziare il calciomercato del club di via Aldo Rossi.

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L’iperattivismo, l’esposizione mediatica ostentata di Fassone e Mirabelli, coi volti sorridenti e tranquillizzanti in ogni conferenza stampa, stridono con un progetto a lungo termine. Sembra che la priorità sia riportare i rossoneri in vetrina e con brillantezza il più presto possibile. Quali siano poi gli scenari futuri: una possibile ma difficile quotazione in una borsa asiatica, una rivendita a un ulteriore acquirente oggi nascosto, oppure semplicemente il passaggio in toto sotto le direttive del fondo americano Elliott, non è dato sapere.

Di certo il Milan può fare mea culpa perché la sua maglia è stata indossata da Donnarumma, De Sciglio, Balotelli, El Shaarawy e Aubameyang in questi anni: nessuno si è reso conto che erano questi i talenti tecnici e i calciatori più mediatici e redditizi da un punto di vista del marketing. E sarebbe bastata un po’ di normalità e di buon senso in una società divisa da conflitti interni e una guida tecnica esperta e sicura, per ottenere ben altri risultati sportivi e nei bilanci.

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