di STEFANO RAVAGLIA

 

Era “la figurina”. Quel tipo di giocatori, secondo Galliani, con cui non è così facile vincere. Questo diceva il giorno del raduno a Milanello il primo luglio del 2002, l’ex AD del Milan. Gli chiedevano di Nesta e lui glissava, pareva impossibile che arrivasse. E di fatti, il laziale, all’epoca era molto più vicino all’Inter con Cannavaro in rossonero. Accadde il contrario, e a volte le strade che prende la vita portano a traguardi totalmente differenti. I due si incrociarono in semifinale di Champions League nove mesi dopo, in un caldissimo 2003, mese di maggio e la tensione che si tagliava col coltello. Passò il Milan, e fu come superare il casello per entrare in autostrada: un’autostrada di successi e gloria almeno sino al 2007.

Alessandro Nesta oggi compie quarantadue anni e dalla vita ha avuto tutto: famiglia, amici, denaro e successo. Ma è rimasto sempre il ragazzo introverso che era quando fu acquistato dalla Lazio per cinquanta miliardi di allora, ciliegina gallianesca del 31 agosto per consegnare ad Ancelotti una squadra infallibile. Che infatti, terza in campionato, non fallirà nè la Champions League e né la Coppa Italia.

Nella notte di Manchester Alessandro trasforma uno dei tre rigori vincenti ed è indimenticabile come prima di calciarlo si passi i capelli dietro le orecchie. Occorreva essere anche eleganti per un momento così. La sua esultanza, dopo che Buffon aveva saputo solo sfiorare, fu rabbiosa e fu l’anticamera del successo timbrato da Shevchenko. Nesta è stato al pari di Baresi, Maldini o Costacurta, uno dei più forti difensori della storia del Milan e dell’intera storica calcistica. Tecnica da far invidia a chiunque, eleganza, pulizia degli interventi, correttezza. Un leader in campo e fuori.

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Con il Milan sollevò due Coppe dei Campioni, due scudetti, due Supercoppe Italiane, una Coppa Italia, due Supercoppe Europee e il Mondiale per Club in Giappone, nel 2007, dove segnò un gol alla Maldini a Istanbul, questa volta però senza rimonta. Un sigillo intercontinentale meritato per un difensore incastonato in quell’ultima generazione di grandi “Mahatma” del pallone, andata scomparendo. Ora, dall’altra parte del mondo, si è dato alla panchina in una terra che non ha mai digerito del tutto il calcio, gli Stati Uniti. Dimissionario dal Miami FC che aveva portato in semifinale della propria lega, ora è in procinto di nuove sfide. Per cui auguri Alessandro, che la tua seconda giovinezza ti sorrida esattamente come la prima.

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