di STEFANO RAVAGLIA

 

L’edizione odierna della “Gazzetta dello Sport” riporta a due pagine l’incontro che i giornalisti della “rosa” hanno avuto con Arrigo Sacchi, in redazione. L’occasione, è stata un evento utile per capire, dalla voce di chi ha tutta l’esperienza dalla sua parte, quale ricetta serve al calcio italiano per uscire dalle sabbie mobili. L’ex allenatore del Milan, sempre in forma e attento alla vita pallonara che vive ormai da commentatore, ha toccato soprattutto il tema Nazionale in ottica calcio italiano, con poche virtù e molte pecche. Ribadendo i concetti di bellezza e armonie per far ripartire il pallone:

 

NAZIONALE“Senza idee non si va da nessuna parte. Nel calcio come nella vita. Il commissariamento è un’occasione che va presa al volo, occorre mettere gli uomini giusti al posto giusto. Senza le solite “caramelle” italiane, altrimenti di cosa stiamo parlando? Sono stanco di sentir dire ‘basta vincere’. Abbiamo sempre una mentalità difensiva e non offensiva. Se tengo il pallone 70 minuti ho la possibilità di farlo girare, di giocare, di divertirmi rispetto a uno che lo tiene solo per mezz’ora, no?” 

ACADEMIES“Il pallone deve tornare al centro del campo e del progetto. Cosa farei per ripartire? Come prima cosa, le Academies. Tutti i club professionistici devono crearle, e dare i ragazzi in mano agli istruttori per 16-18 ore. Poi potenziare il Supercorso di Coverciano e creare un sistema di lavoro comune, come hanno fatto i tedeschi, che dopo il 2000 si sono dati una mossa e ora sono tornati grandi. 

RAIOLA – Sacchi non lesina un pensiero anche su Mino Raiola, alla luce di quanto dichiarato dal procuratore in settimana: “Capisco che debba difendere un suo assistito (Balotelli, ndr) ma ha parlato del calcio italiano in termini spregevoli, usando la parola “schifo”. Se non è convocato da un po’, ci sarà un motivo, oppure tutti i Ct sono diventati matti?”.

SARRI – “Dissi a Berlusconi di portarlo al Milan: ‘Lo deve prendere, è venuto a Milano con l’Empoli e ha dominato… con l’Empoli, capisce?’. Il suo Napoli mi diverte. Io quando soffro sto male, e non mi diverto, ho sempre desiderato essere padrone del campo e del gioco con le mie squadre”.

ALLENATORI – “Ci sono allenatori che si giocano la partita, penso non solo a Sarri ma anche a Gasperini e Giampaolo. Allegri è un maestro che ha elevato il tatticismo al massimo livello: è bravo, ma si è dimenticato della bellezza e dell’armonia. Guardo con interesse anche De Zerbi e Zenga, a Benevento e Crotone”. 

L’IMPORTANZA DELLA TECNICA DI SQUADRA – Per spiegare la questione puramente tecnica, Sacchi ricorre a un flash-back direttamente dal suo Milan: “Oggi privilegiamo la tecnica individuale, e non collettiva. Mettiamo i ragazzi a palleggiare e stoppare contro un muro, ma non li facciamo interagire tra loro. Al Milan, quando facevamo le partitelle di calcio tennis, nessuno voleva stare con Gullit, ma prendevano tutti Lantignotti, bravo individualmente. Non c’è bisogno di dire poi in partita chi fosse meglio”. 

La chiusura è dedicata alla scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale, che prenderà il posto del tecnico ad-interim Di Biagio. Sacchi ha un pensiero preciso: “Per favore, nessun casting per scegliere il nuovo CT”. 

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