di STEFANO RAVAGLIA

 

In fondo, le cose stanno facendo il corso che tutti, almeno a giudicare dalle verità di stampa, sapevano. Entro il 15 ottobre il maxi prestito di Elliott a Yongong Li dovrà essere restituito, e se la cosa non dovesse concretizzarsi, sarà proprio il garante americano a prendere in pegno il Milan. Cioè come è sempre stato annunciato. Milan che per Elliott è una garanzia e non un interesse: dubitiamo che possa essere il fondo americano stesso a farsi carico del futuro rossonero. Vero è che, come ai tempi del passaggio di proprietà a Berlusconi nel 1986, in un epoca meno mediatica di oggi però, le voci corrono e si rincorrono. Il tam-tam odierno ha il potere, solitamente, di rendere notizia ciò che non lo è: ipotesi di credibilità finanziaria di Li, ipotesi di apertura di un’inchiesta ma verso ignoti, ipotesi di nuovi investitori che arrivano da lontano. Ipotesi, dunque. Pare che in questi mesi abbiamo camminato nel sentiero dell’ipotetico, più che del reale. Sospetti, inchieste, fazioni che si dividono: tra chi dice “visto, l’avevo detto!” un po’ troppo presto, e coloro che sfottono ipotizzando che Milena Gabbanelli osservi anche i conti correnti della gente comune.

La verità sta nel mezzo, forse: resta il fatto che il futuro rossonero appare ancora nebuloso e la nota positiva è che la squadra sia perlomeno uscita da questo stato di appiattimento e tormento: i quasi quattro mesi gattusiani, hanno riportato il sorriso sui volti del popolo milanista. Che pare ora avere occhi e cuore di un colore diverso: appare felice ed entusiasta della propria creatura, all’esterno, mentre piuttosto tormentata e preoccupata in fondo all’animo per una stabilità non ancora definita. Chi dice che ci sia dietro Berlusconi, avanza un sospetto rispettabile ma onestamente ancora privo di fondamento: a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, va riconosciuto, ma è ancora presto per avere il quadro totale.

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Continuiamo a pensare che un’operazione di così imponenti dimensioni, comporti delle difficoltà, ma porti soprattutto a due strade: o rivelarsi la truffa più grande del secolo, oppure smascherare le voci nocive come millantazioni di chi ha voluto far semplicemente notizia. Il travaglio, già di per sé lungo nel 2017, con la parola “closing” divenuta d’uso comune per quanto ritardo sia stato accumulato nel passaggio di consegne, non è ancora terminato e questa è certamente una bella disdetta. Li combatte per versare i 10 milioni necessari all’aumento di capitale, e resta difficile vedere comunque una società abituata storicamente ad avere basi solide nei decenni, improvvisare una sorte di elemosina per arrivare a fine mese. Questo getta certamente ombre, avanzate da tempo, sulla solidità dell’uomo d’affari cinese, ma pare ormai abbastanza disegnato che a prendere in mano il Milan debba essere qualcun altro di più consistente e soprattutto più presente, che non demandi a Fassone e Mirabelli il compito di presentarsi davanti ai taccuini vita natural durante.

Staremo a vedere, di materiale per un romanzo d’altronde ce n’è abbastanza e di certo il calcio di casa nostra non ci fa una bella figura: la cosa più urgente, ora, è mettere i cerotti al cuore dei tifosi rossoneri, che in questi ultimi sei anni ne hanno già viste troppe. Bonucci e compagnia sono già un bel pezzo avanti, ora tocca a chi sta dietro le quinte.

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