DI SANDRO CERISANO

Mai come in questa occasione la sosta del campionato per dare spazio alla Nazionale si è rivelata un buco nell’acqua.

Si, deve ancora giocarsi il match contro l’Inghilterra ma, allo stato dell’arte, nessun beneficio ne è derivato al Calcio Azzurro.

Inizialmente pensata e programmata come una dieci giorni in vista dei Mondiali in Russia, poteva essere e non è stata, una occasione per dare il via ad un nuovo ciclo, voltare pagina definitivamente.

Potevano essere le prime convocazioni del nuovo C.T.; poteva essere l’occasione per mettere definitivamente da parte calciatori come Buffon ormai al passo d’addio o altri come Candreva che alcunchè hanno apportato alla causa Azzurra per evidenti limiti tecnici.

Ed invece, siamo ancora qui senza un C.T. con cui programmare il biennio che, si spera, dovrà portare l’Italia agli Europei 2020 ed un conseguente rimpasto tra atleti, anche molto giovani, inseriti da Di Biagio, C.T. provvisorio ed altri che molto probabilmente verranno invece inseriti da quello che dovrebbe essere il Selezionatore almeno per i prossimi due anni.

E dire che la soluzione ottimale era e resta alla portata di mano dei nuovi vertici Federali; perchè pensare e forse anche inseguire allenatori al momento impegnati aspettando così la fine dei tornei nazionali quando il meglio in circolazione è libero su piazza?

Mi riferisco, ovviamente, a Carlo Ancelotti.

Il Mr. di Reggiolo è l’allenatore italiano più vincente di sempre; ha collezionato esperienze importanti con la Juventus e sopratutto col Milan in Italia, in Europa e nel Mondo; ha vinto tornei nazionali ovunque: Germania, Francia, Inghilterra, Spagna; col Real Madrid ha conseguito la “decima”; ha esibito doti umane non comuni e avrebbe potuto dare già in questi 10 giorni una impronta di ripartenza  alla Nazionale con convocazioni mirate alla ricostruzione.

E si che spesso siamo qui a lamentarci del poco tempo a disposizione dei Selezionatori per metter su una Nazionale competitiva!

Ecco, questa è una occasione andata persa poichè si è messo in mano la “macchina” ad un autista pro tempore.

In questo frangente, il Milan ed il suo condottiero Gennaro Gattuso hanno continuato a lavorare in quel di Milanello.

Certo, si contano numerosi assenti; i convocati nelle rispettive Nazionali sono tredici ma avrebbero potuto essere almeno un paio in più se solo Calabria e Romagnoli non avessero accusato guai fisici; ciò a dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto da Massimiliano Mirabelli in sede di campagna acquisti ma anche dell’ottimo vivaio curato in questi ultimi anni dalla precedente dirigenza.

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Ci sono insomma le armi per battagliare in questo infuocato rush finale della stagione calcistica che andrà a completarsi.

L’obiettivo iniziale del raggiungimento di un posto per giocare la prossima Champions League era diventato chimera dopo i mesi sciagurati a conduzione Montella che tanto bene aveva fatto lo scorso anno riportandoci in Europa e conquistando un trofeo, la Supercoppa Italiana in finale contro la Juventus, regalandoci una enorme soddisfazione, dopo anni di vacche magre.

Epperò, la partenza di quest’anno è stata decisamente ad handicap; di questo, speriamo non ne paghi le conseguenze Gattuso e la tifoseria rossonera.

Di fatto, non è in discussione il contratto del Mr. di Corigliano, ma, purtroppo, il piazzamento finale.

Appare alla portata la zona Europa League, ma l’eden della Champions non è certamente vicino; anche se la classifica inizia a sorriderci, restano ridotte al lumicino le speranze di raggiungere l’obiettivo massimo.

Ci aspetta un ciclo durissimo: Juventus, Inter e Napoli intervallate dal solo Sassuolo, è qui che si farà la storia di questo Campionato.

Certamente Gattuso non lascerà nulla la caso e continuerà a lavorare come ha sempre fatto da calciatore prima e da allenatore poi e cioè, sempre al massimo, sempre sul pezzo, sempre senza lasciare nulla al caso; porteremo sempre negli occhi e nel cuore la sua rincorsa a Manchester nella finale di Coppa Campioni all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare a rincorrere pallone e avversari che continuavano a passarsi il pallone all’indietro.

Ecco, questo dovrà essere lo spirito.

Rispetto al girone d’andata abbiamo già dimostrato qualcosa, le nostre principali avversarie Lazio, Roma e Sampdoria con cui si perse e male lo scorso autunno, sono state ribaltate al ritorno, encomiabile la prestazione all’Olimpico contro i giallorossi, è sembrato di rivedere Roma Milan del 2004 quando il Milan di Shevchenko, Rui Costa, Seedorf con Ancelotti in panchina si impose con una doppietta dell’ucraino.

Restano ora da ribaltare le prestazioni e, magari anche solo parzialmente, i risultati contro gli “altri” di Milano, le sempre indomabili Zebre bianconere ed il “Ciuccio” Napoletano che sprizza calcio spettacolo in ogni zona del campo, per proseguire verso quello che resta l’obiettivo più importante della stagione; un solo passo falso ci ributterebbe nella mischia vanificando l’enorme lavoro svolto finora da Gattuso e facendo riaffiorare l’enorme zavorra lasciata in eredità da Montella.

Se riusciamo a rimanere a galla dopo questo “trittico” allora si che ce la giocheremo sino alla fine, in fondo, gli scontri diretti non ci saranno solo per noi.

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