di STEFANO RAVAGLIA

 

Impeccabile nel suo stile e nella sua eleganza, Clarence Seedorf. Se ne sta seduto lì, su un elegante poltrona di velluto a parlare di football. Allena il Deportivo La Coruna, un incubo per i rossoneri: nel 2004, forti del 4-1 dell’andata, lui e i suoi compagni persero 4-0 al “Riazor” e si fecero eliminare da una Champions League che avrebbero potuto rivincere. Oggi, quello stadio è il suo teatro ogni domenica. Il Deportivo, terz’ultimo, lo ha chiamato al proprio capezzale lo scorso 5 febbraio. Lui, che come soleva dire, “è nato pronto”, non si è tirato indietro.

A Fox Sports, c’è un “Seedorf 2.0”. Questo il titolo dell’intervista andata in onda sull’emittente, un buon quarto d’ora di calcio e ricordi. E tanto Milan. “Il mio Milan aveva problemi fuori dal campo. Quando non c’è unità d’intenti e molta confusione, non si possono ottenere risultati. Gattuso ha trovato una situazione diversa, più stabile e sono contento per lui. Avrei voluto cominciare dall’inizio, invece dopo 6 mesi il mio rapporto col Milan è stato interrotto”. 

Poi, uno sguardo anche al passato nerazzurro: “Peccato che con l’Inter non abbiamo raggiunto lo scudetto. Ma la squadra di Mourinho, che vinse tutto, ha avuto in noi una ottima base” .

E il Real: ricordate quel gol all’Atletico Madrid da metà campo? Seedorf lo racconta così: “Avevo lasciato Madrid per Amsterdam, in quei giorni di agosto, senza avvisare: stavo per diventare padre. Telefonai in aeroporto al club, sarei rientrato l’indomani, il giorno del derby con l’Atletico. Quando segnai, festeggiai con il gesto della culla per omaggiare mio figlio appena nato. In quel periodo, uno sponsor donava 250 bottiglie di vino a chi segnava da fuori area. Il mio fu il primo gol della stagione segnato in quel modo. Ma io sono astemio: impiegai molto tempo per liberarmi di tutte quelle bottiglie!”. Prosit, Clarence.

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