di STEFANO RAVAGLIA

 

C’era un tempo in cui un Milan-Napoli valeva lo scudetto. C’era un tempo in cui il campanilismo italiano non poteva trovare più adeguati attori: il nord freddo, industrializzato ma tanto all’avanguardia e il Sud genuino, caciarone e che buttava il cuore oltre l’ostacolo. Due facce dello stesso paese che rossoneri e partenopei inscenavano al meglio. Con l’avvento di Maradona gli azzurri sanno che possono puntare in alto, molto in alto, e ci arriveranno. Ma quel Milan era troppo forte e, se si fa eccezione per il chiacchieratissimo titolo del 1990, lascerà ben poche briciole ai rivali. Andiamo a ripercorrere quattro Milan-Napoli rimasti negli almanacchi.

 

4 gennaio 1988, MILAN-NAPOLI 4-1

E’ forse la partita per antonomasia del Milan di Sacchi. La domenica in cui cambia tutto, dove il Napoli avverte gli scricchiolii che lo porteranno a cedere il passo per lo scudetto nell’incontro di ritorno. Qui era un freddo e nebbioso gennaio, ma mai i cuori rossoneri furono così caldi: il vantaggio iniziale di Careca con un pallonetto che beffò Galli, fu il preludio al tornado rossonero che si abbatté sugli uomini di Ottavio Bianchi. Gullit con le treccione, Virdis con i baffi e poi Colombo e Donadoni: 4-1. Fu la prima, vera dimostrazione di forza di quel Milan. In pochi ancora lo sapevano: sarebbe stata una piacevole abitudine negli anni a venire. Il Milan completerà la rimonta al San Paolo, il primo maggio, vincendo 3-2 e superando gli azzurri in classifica avviandosi a conquistare il primo titolo dell’era Berlusconi.

 

5 gennaio 1992, MILAN-NAPOLI 5-0

L’era Maradona è tramontata e al nuovo Milan di Fabio Capello, fuori dall’Europa per le luci di Marsiglia e indicato da tutti come alla fine di un ciclo, poco importa: a San Siro, di nuovo a inizio gennaio come quattro anni prima, il Napoli viene spazzato via di nuovo. Bastano sessanta secondi a Maldinì per battere di testa il suo ex compagno e amico Giovanni Galli, che quella domenica vede dall’altra parte di cosa era capace la squadra dentro cui lui sguazzava fino a pochi mesi prima. Alla festa del gol, com’era costume di quel Milan, partecipano diversi protagonisti: Donadoni, Rijkaard, Massaro, Van Basten, che schiaccia di testa su calcio d’angolo come fosse una partita di pallavolo. Non c’è storia in quel torneo: 22 vittorie, 12 pareggi, nessuna sconfitta. Il Milan è stra-campione.

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13 gennaio 2008, MILAN-NAPOLI 5-2

A un certo punto il pubblico di San Siro si domanda se quel bambino in campo col numero 7 non fosse un raccattapalle messo in lista all’ultimo minuto. Gracile, intimidito all’apparenza, Alexandre Pato fa il suo esordio al Milan in un’altra sera invernale, le serate di Milan-Napoli. E’ una partita scoppiettante: il brasiliano, insieme ai suoi connazionali Ronaldo e Kakà, inaugura la Ka-Pa-Ro, che fa il verso al Gre-No-Li e molto più probabilmente alla Vi-Ro-Ha del 1985-86 (Virdis, Hateley e Paolo Rossi). Estro e fantasia sono al potere: vanno a segno tutti e tre. E il “papero”, soprannome che gli viene affibbiato quasi subito anche per via delle scarpe vistosamente arancioni che lo fanno somigliare a un’oca guascona, suggella il suo esordio con un gol da cineteca per il 5-2 finale. E poi piange. Come molti tifosi piangono ancora ora a pensare cosa sarebbe potuta essere la carriera di Pato senza quello stillicidio di infortuni.

 

28 febbraio 2011, MILAN-NAPOLI 3-0

E’ lunedì, è ancora sera, una nottata atipica. Ma l’Europa League ha spinto la super sfida fuori dal week-end. Mazzarri è sceso a Villarreal qualche giorno prima risparmiando i titolarissimi per tenerli freschi in vista del Milan. Non servirà. Ibrahimovic su rigore, Boateng e Pato puniranno il tecnico azzurro senza andare tanto per il sottile. A novembre, il Milan aveva già vinto 2-1 al San Paolo nella gara di andata. Alla primavera mancava ancora un mese, ma per quel Milan il sole pareva essere già arrivato: a fine anno sarà scudetto, il diciottesimo.

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