di STEFANO RAVAGLIA

 

Per molti è stata la vera finale di quella Coppa dei Campioni. “Milanrealmadridcinqueazero” si può leggere tutta d’un fiato. Come senza fiato rimase il pubblico rossonero quella sera umida e piovosa di aprile, quando Arrigo Sacchi travolse un Real che in quegli anni dominava nei confini nazionali e si era già fatto beffe delle italiane in Europa (Napoli docet).

E pensare che il 5 aprile, al Santiago Bernabeu, si era messa male. “El Buitre” Butragueno aveva portato in vantaggio i suoi e il Milan pareva in affanno. Bazzecole: ne venne fuori un dominio tale da far dire, molti anni dopo, all’attaccante madrileno che “Non avevamo mai visto nessuna squadra venire a Madrid a imporre il proprio gioco”. Saranno 27 le volte in cui il Madrid finirà in fuorigioco. Rijkaard, Maldini, Baresi, partono come difensori e si spingono davanti quasi fossero delle punte. Il Milan domina a tutto campo e Van Basten firma il giusto pareggio con un volo d’angelo e una torsione di testa che ancora oggi trovano difficile spiegazione nei libri del pallone. Il Milan si vede annullato il terzo gol regolare consecutivo: dopo due palle di là dalla linea clamorosamente non viste a Belgrado e a Madrid, Gullit calcia in porta al termine di una azione sublime che viene inspiegabilmente uccisa da un fuorigioco mai verificatosi.

“Quando devi vincere e non vinci, la paghi. Per quindici giorni ho detto questo ai miei giocatori”, disse Sacchi ricordando il match di ritorno. Che si giocò in un San Siro che ribolliva di entusiasmo, esattamente 29 anni fa. L’atmosfera, l’aria che si respirava, la tensione, erano quelle giuste. C’era profumo di impresa. In allenamento, il giorno prima, il giovane Albertini, che prenderà in mano il centrocampo da lì a pochi anni, entra duro su Evani. “Le nostre erano vere e proprie partite, non partitelle di allenamento” chiosava ancora l’Arrigo. E così Alberigo si rompe un piede e dice addio alla semifinale di ritorno. Prosegue Sacchi: “Mi chiesi chi poteva sostituirlo. Non c’erano giocatori con le sue caratteristiche. E allora premiai la persona: qual è il giocatore più disponibile che ho in squadra? Ancelotti“. Che non aveva nemmeno un requisito, appunto, per sostituire Evani, ma che dà il via alla goleada segnando il gol del vantaggio con una bomba da fuori area. Da lì in poi, è tutta discesa. Rijkaard questa volta fa davvero la punta e troneggia di testa in area per il 2-0. Gullit fa lo stesso, su cross di Donadoni: e sono tre. Il Real Madrid sta vedendo compiersi ciò che all’andata, per questione di centimetri o di sviste arbitrali, non era avvenuto.

Il quattro a zero, nella ripresa, è opera di Van Basten, che riceve una sponda di Gullit e insacca sotto la traversa. Guardate come Marco accarezza il pallone quando lo controlla prima di calciare: il suo piede pare la carezza di una affettuosa madre con il figlio. Il sigillo, meritatissimo, è proprio di Donadoni, che ricevuto un passaggio corto da calcio d’angolo, infila sul primo palo una staffilata di sinistro a pelo d’erba. “Buyo non mi è parso nella sua serata migliore”, dirà con grande solennità una voce mitica come quella di Bruno Pizzul, parlando del portiere del Real in telecronaca. Il Milan sì, invece. Travolge gli spagnoli e va in finale, a Barcellona, dove tutti lo aspettano per celebrare l’impresa sugli odiati rivali. E in quegli anni era davvero difficile scegliere quale serata fosse davvero la migliore. Anni di grande Milan, che forse iniziarono sul serio in quella notte indimenticabile del 19 aprile 1989.

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