Di SANDRO CERISANO

Questa sera ore 20,45 Torino – Milan; si gioca, di mercoledì, la 33esima giornata del Campionato di Serie A. Se ne parlerà molto nel nostro sito così come su altre testate on line e in altri media generalisti.

Io invece voglio farvi fare un tuffo nostalgico negli anni ’70, nei mitici anni ’70, quando Torino – Milan era sopratutto Claudio Sala contro Gianni Rivera, il Poeta granata contro il Golden Boy rossonero.

Mitici anni ’70 dicevo, calcio d’altri tempi, si giocava tutti solo alla domenica e tutti alla stessa ora, Campionato a 16 squadre, Milan sempre in lotta per lo Scudetto, fatta salva qualche eccezione, Torino sempre a ridosso delle prime con picchi tra il 1975 ed il 1976 quando a Torino sponda granata vinsero un tricolore ed uno lo sfiorarono per un solo punto, 50 contro i 51 della Juventus.

Claudio Sala e Gianni Rivera furono le bandiere delle due formazioni per l’intero decennio.

Entrambi dotati di classe cristallina e fantasia illuminante; Sala più giocatore di fascia, destra in particolare, maglia numero 7, Rivera ad impostare a tutto campo ed in particolare a rifinire dietro le punte, maglia numero 10 sulle spalle.

All’epoca la numerazione sulle maglie aveva un significato particolare, non avevano l’identificazione personale sul numero. ma nell’immaginario collettivo erano per tutti il 7 di Sala ed il 10 di Rivera; non serviva altro.

I due erano anche colonne della Nazionale, sempre convocati, certo, Rivera anche in Nazionale era il “titolare” della 10, mentre Sala doveva accontentarsi di fare panchina ad un altro mito in maglia 7 di quegli anni, l’amico-rivale Franco Causio, “il Barone”, titolare della 7 nella Juventus come in Nazionale.

Scontri sempre leali, Rivera a rifinire di volta in volta per Prati o Bigon o Chiarugi ma anche Calloni e Stefano Chiodi; Claudio Sala dapprima assistette Gianni Bui, per lui una parentesi anche al Milan, di seguito i famigerati “gemelli del gol” Graziani e Pulici.

Dicevamo interpreti di un calcio meraviglioso, d’altri tempi, fatto di poesia e fantasia; di dribbling e di gesta atletiche estasianti.

Claudio Sala fu un fedelissimo del Toro, Gianni Rivera del Milan.

Eppure, vi fu un anno in cui le strade delle due “Bandiere” rischiarono di invertirsi: intervistato da ‘La Gazzetta dello Sport’, Marco Buticchi, figlio dell’allora Presidente Albino, rossonero dal 1972 al 1975, ha raccontato come andò realmente la vicenda attorno al possibile scambio Rivera – Sala  sostenendo che un cronista intercettò una chiamata scherzosa tra Buticchi e il Presidente del Torino Pianelli in cui il Granata chiedeva Rivera al rossonero necessario, a suo dire, per vincere il campionato. Da qui l’altrettanto scherzosa risposta di Buticchi che chiese in cambio Claudio Sala; da li titoloni sui giornali e presunto scambio che passò alla storia come il mancato colpo di mercato più clamoroso della storia degli anni ’70 e non solo.

La cronaca narra che da questo evento nacque il dualismo Rivera – Buticchi che, secondo il Golden Boy, mai avrebbe dovuto mettere in discussione, nemmeno per scherzo, la sua storia d’amore con i colori rossoneri.

Oggi ci sono altri interpreti, altre storie, nemmeno lontanamente paragonabili ai due protagonisti di questo “revival”. Da una parte c’è Belotti ad infiammare i cuori granata, dall’altra si fatica a trovare una bandiera tanto che tra quelli con le scarpe bullonate ai piedi in maglia rossonera col numero 19 c’è quello in cui più si identificano i milanisti, un ex juventino.

Quello fatto in casa ha la maglia n. 99 e gioca in porta! Ma forse, questa storia d’amore è già conclusa. Altro che Sala e Rivera carriere dedicate interamente ad un solo club!

Ci consoliamo, ma non è poco, anzi! con un uomo che se ne sta da un pò di tempo seduto in panchina, lui si una vera bandiera, una di quelle che possono sventolare in alto, tanto in alto nei cieli rossoneri così come nei cieli azzurri e la tiene con orgoglio, con enorme orgoglio “un ragazzo di Calabria”.

 

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