di STEFANO RAVAGLIA
Abbiamo raggiunti una firma autorevole del giornalismo italiano, per conoscere il suo punto di vista sull’attualità rossonera e calcistica in generale. Gattuso, l’Europa, i cinesi, la solidità della Juventus pluri scudettata. Tutti i temi toccati con Roberto Beccantini, firma di lungo corso de “La Stampa” e ora penna della “Gazzetta dello Sport”, “Fatto quotidiano” e “Guerin Sportivo”.
Come giudica sin qui il lavoro fatto da Gattuso?
«Da sette. Montella aveva lasciato problemi, non macerie. Gattuso è stato bravo a ricaricare le batterie, a scegliere un modulo e una formazione di riferimento. I “territori” nei quali si era perso il predecessore, sedotto e distratto dal calcio d’agosto. Le vendemmie estive sono sempre pericolosissime».
Il Milan ha un problema gol, allo stato attuale. Questione di tattica, movimenti o moduli oppure di singoli che vanno sostituiti sul mercato?
«Chi scrive, proprio per questo, avrebbe tenuto Bacca. Mi sembrava la soluzione, non il problema. Ciò premesso, credo che l’allenatore e la tattica non c’entrino. Manca un centravanti da venti gol».
Come vede l’immediato futuro del Milan alla luce dell’incertezza societaria ora che si avvicina il mercato e la pianificazione della prossima stagione?
«Detto che sono un pocologo e non un tuttologo, soprattutto in materia economico-finanziaria, è facile rispondere che il futuro del Milan passa attraverso i soldi e la trasparenza della proprietà cinese. All’Uefa l’ardua sentenza».
La Juventus pare aver ipotecato il suo settimo scudetto. Società solida, entrate che le permettono di competere ad alti livelli e di acquistare grandi giocatori. Cosa devono fare le altre squadre, e soprattutto quanto tempo impiegheranno ancora per poter arrivare a infastidirla?
«Il calcio è metà scienza e metà riffa, e per questo i “suoi” tempi sfuggono alla logica delle aziende normali. In Italia la Juventus è in fuga dalla ricostruzione post Calciopoli. E’ un modello che, sul piano strutturale e organizzativo, andrebbe studiato. Lo stadio è un passo significativo, anche se non assoluto. Servono idee chiare, continuità operativa sul piano manageriale e a livello tecnico. E poi meno alibi, più fatti».
 
Il calcio italiano ha rimontato con la Roma e quasi rimontato con la Juventus due situazioni di svantaggio. In Italia abbiamo davvero sempre bisogno di grosse difficoltà per tirare fuori il meglio?
«Lo insega la storia. Il Mondiale 1982 sull’onda del toto-nero, il titolo del 2006 a Calciopoli appena esplosa. Le eccezioni non mancano, ma ha ragione: sono gli schiaffi a esaltarci, non le coccole».
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