di STEFANO RAVAGLIA

 

Per i veri bilanci di questa stagione è ancora presto, ma ci si comincia a domandare gli effetti che la faraonica campagna acquisti ha portato al Milan in termini di rendimento dei giocatori acquistati. Abbiamo deciso di fare uno screening di ciascuno dei dieci giocatori arrivati a Milanello nella scorsa calda estate, rovente nelle temperature e ancor di più nel periodo del calciomercato. Ne deriva qualche aspetto positivo ma molte incognite, migliorabili e definibili solo in un tempo un po’ più lungo.

 

Bonucci: è stata più un’occasione che un acquisto pianificato a dovere. Meglio averlo che non averlo, non è forse un caso che la Juventus abbia iniziato a subire più reti senza di lui ma è anche vero che per adattarlo al Milan è stato cambiato il modulo. Per trovare serenità e un minimo di continuità si è dovuti passare al 4-4-2. Il 3-5-2 forzato dal suo arrivo è stato solo controproducente: per lui, per Montella, per tutta la squadra. E’ andato via via migliorando e si è stabilizzato su un livello di rendimento più che sufficiente, ma i tempi juventini sono lontani. Resta comunque uno dei due perni su cui si poggerà la difesa dell’immediato futuro insieme a Romagnoli.

Conti: ben poco da dire per il ragazzo bergamasco, sfortunatissimo. Prestazioni subito all’altezza con quella fascia destra arata da capo a piedi e poi un brutto infortunio a settembre che lo ha messo fuori causa. Proprio mentre pareva vicino il rientro, un nuovo stop. Sarà il più importante nuovo acquisto per la prossima stagione.

Calhanoglu: miracoloso è stato il cambio di posizione. Equivoco tattico allucinante che ha fatto perdere molto tempo a tutti quanti: Montella lo schierava a centrocampo quasi imponendogli di imparare a fare la mezz’ala, quando i suoi ruoli congeniali sono sempre stati o dietro la punta o esterno d’attacco. Ruolo che Gattuso gli ha regalato nel momento del suo arrivo, piazzandolo al suo posto. Da lì la stagione del turco è svoltata: un punto di partenza per il prossimo anno.

Borini: doveva fare il gregario e invece si è trovato spesso titolare e in più ruoli. Prima terzino, poi esterno di centrocampo, poi d’attacco. Furore, voglia, qualche buona prestazione, ma impossibile pensare che possa essere inserito al posto di Calhanoglu offrendo lo stesso apporto del turco. Generoso e qualche volta in gol (Spal e Ludogorets su tutti) meritatamente, potrà tornare utile ma non da protagonista come suo malgrado è dovuto essere più del dovuto.

Kessié: quanti chilometri che si è fatto il buon ivoriano. Partenza disastrosa, poi ha trovato la quadra e ha iniziato a tirare la carretta. Resta lontano parente di quello dell’Atalanta, è sempre nel vivo del gioco perché è colui che deve inserirsi, ma spesso arriva sfiatato e con piedi e mezzi tecnici non sempre idonei a trovare il colpo risolutore. Perno del centrocampo, ma ha assolutamente bisogno di un cambio.

Biglia: note dolenti, in questo caso. E’ dovuto ripartire da zero dopo gli anni fortunati e beati della Lazio, trovando mille difficoltà e qualche infortunio, da ultimo quello di sabato sera che gli costringerà a saltare le prossime partite se non anche il Mondiale. Sfortunato ma bisognoso di trovare gamba, tempi e gol (un centro sino a questo momento, contro la Spal).

André Silva: il portoghesino di belle speranze è parso più che altro un bambino spaesato arrivato in un parco giochi ma che ha perso quasi subito la manina della mamma. Ci prova, insiste, e impreca con sé stesso dopo la sostituzione col Benevento. Restiamo convinti che abbia i numeri, è giovane e ha bisogno di tempo. Ma se Gattuso ha sempre voluto vedere più cattiveria da parte sua, ci sarà un motivo. Qualche acuto (Genoa e Chievo) a dimostrazione del fatto che indossa maglia e pantaloncini e deve incidere, ma occorre alzare i suoi giri e ottenere di più.

Musacchio: inizio di stagione da protagonista nella difesa a tre con Bonucci e Romagnoli, poi si è eclissato. Resta una valida alternativa e senza l’arrivo di Bonucci probabilmente avrebbe avuto lui la maglia da titolare di fianco a Romagnoli. Si è rivisto col Napoli, abbastanza bene. Certo, quella dormita sul pallone fornito a Milik e salvato da San Donnarumma, grida vendetta. Si vocifera di una sua cessione, ma può essere utile e occorre non fare scelte avventate.

Kalinic: come lo scorso anno il nemico giurato di San Siro fu Bacca, ecco che la palma è passata quest’anno al croato. Non che lui abbia fatto nulla per non meritarsela: abulico, spaesato, lento e poco reattivo, si dovrebbe pretendere di più da chi sta in area e di mestiere fa l’attaccante. Non lo si aiuta fischiando sonoramente però: il gol al Sassuolo, l’acuto al Benevento o a inizio campionato con l’Udinese hanno dato la parvenza di un attaccante utile. Ma che non è mai stato un vero goleador di professione. Difficile immaginare un futuro ancora a Milano, ma non è da escludere.

Ricardo Rodriguez: zitto zitto, al netto di qualche svarione, non ha poi così sfigurato, soprattutto ultimamente. Senza infamia e senza lode, non spinge troppo ma in ripiegamento non sbraca, rischia l’autorete clamorosa con un passaggio da principiante a Donnarumma contro il Benevento, ma ha tecnica e fa il suo. Partito per fare l’esterno, il cambio modulo lo ha arretrato. Non spinge come un forsennato ma potrebbe anche andare peggio. Oppure potrebbe andare meglio: lecito aspettarsi di più.

 

@foto FoxSports

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