di STEFANO RAVAGLIA

 

La tratta Milano-Frosinone è lunghetta. Seicentotrentasette chilometri e sei ore e mezza di viaggio. Ma la sera del 2 maggio 2007, undici anni fa, pareva ancora più grande. Nella ciociaria la Juventus scendeva in campo contro i frusinati nel campionato di serie B, punizione inferta dopo calciopoli. Vinse 2-0 e gli abitanti intorno al “Matusa” guardavano la partita anche dai loro balconi. A nord, invece, tutt’altra musica: quella della Champions League. Il Milan, che era dovuto partire dai preliminari per gli stessi motivi, è arrivato quasi alla fine della sua corsa europea. Il Manchester United, che vincerà l’anno successivo, schiera un Cristiano Ronaldo ancora grezzo ma già fortissimo. A Old Trafford, stadio caro ai rossoneri, è andata male: 3-2 per loro.

Quella Champions League è nel segno di Seedorf e di Kakà: assist e gol trascinano il Milan contro Celtic e Bayern Monaco, prima dell’arrivo degli inglesi. Il brasiliano all’andata ha segnato uno dei più bei gol nella storia della manifestazione: manda a vuoto due difensori con un pallonetto, si sposta la palla di testa e batte Van der Sar. Piove, anzi, diluvia a San Siro. Gattuso schizza in campo al riscaldamento, l’atmosfera è da grande impresa. Alla lontana, ricorda quel 19 aprile 1989, quando sotto l’acqua il Real Madrid venne spazzato via dal Milan di Sacchi. Lo United non vince la Coppa dal 1999, nella finale thrilling contro il Bayern a Barcellona.

E’ una notte da Milan. La partita perfetta si compie ancora grazie al brasiliano col 22, che sblocca il risultato con una rasoiata angolatissima sotto la Sud. E sempre sotto la curva, è Seedorf a raddoppiare: vinto un rimpallo con un difensore, riesce a trovare in pochi secondi la coordinazione per calciare il pallone a mezza altezza e infilare Van der Sar nello stesso angolo. Ronaldo, forse per sfottò, forse per timore, viene preso di mira da San Siro per 90 minuti. Gattuso è eroico e lo annulla. Il 3-0, nella ripresa, è opera di Gilardino, un attaccante meno “sexy” ma che il suo dovere lo ha sempre fatto. Lanciato da un passaggio filtrante di Ambrosini, il nostro si invola verso la rete in una corsa che pare infinta e giustizia per la terza volta il portiere ex Juventus e Ajax.

Si aprono le porte di Atene, dunque. Dove il Milan aveva già vinto col Barcellona e dove aveva già giocato in quella edizione contro l’AEK. E’ finale in Grecia, il 23 maggio, e il romanzo del pallone non poteva che regalare la rivincita coi Reds. “Quell’anno, parallelamente al Milan, tifavo Liverpool. Dovevamo vendicarci di Istanbul” dirà Ancelotti nella sua biografia. Amante dei vini come Ferguson, la sfida delle panchine finisce in reciproci abbracci e grande fair-play. L’Olimpo accoglierà il Milan, che lassù poggerà sopra la settima Coppa dei Campioni.

 

@foto gazzetta.it

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