di STEFANO RAVAGLIA

 

I cinquantamila di un sabato pomeriggio che trascina il campionato rossonero verso un altro magro finale almeno si sono divertiti. Dovevano essere risarciti dopo la figuraccia col Benevento e quell’illusione di rimonta sull’Inter messa lì come si mette un cono gelato davanti a un bambino e poi lo si tira indietro. E alla fine è andata bene: per la legge dei grandi numeri, un altro sgambetto non poteva accadere. Il 4-1 sul Verona fa salire i rimpianti per lo 0-3 assurdo dello scorso 17 dicembre al “Bentegodi” e il Milan ha di nuovo messo il muso davanti all’Atalanta nella triste lotta per il settimo posto. Molto da salvare, comunque: Abate, che a Roma dovrà lasciar spazio a Calabria, si è concesso anche il lusso del gol che gli mancava dal 2015, Calhanoglu pare sempre più l’indiziato numero uno per prendersi le spalle un nuovo Milan e Kessié ha sputato i soliti otto polmoni. Il Verona non ha fatto nulla per impensierire il Diavolo: la statistica finale denuncia un solo tiro in porta dei veneti, quello del gol della bandiera di Lee.

Il Verona pare ancor più mesto del Benevento ultimissimo: scarichi, molli, arrendevoli, come se la B fosse inevitabile. Anche questo è un motivo di riflessione per l’intero movimento: perché rinunciare a giocare soprattutto contro un avversario già battuto all’andata (seppur quel Milan, ancora di Montella, fosse piuttosto squilibrato in avanti) e piuttosto vulnerabile nell’ultimo periodo? Il Milan ha trotterellato ancora e troppo in orizzontale con una manovra lenta e compassata che uno straccio di entusiasmo in più del Benevento aveva inchiodato al muro. Quello che è mancato al Verona, che questa volta non replica le squadre del 1973 e del 1990 che fecero malissimo ai rossoneri, ma incassa l’aritmetica retrocessione proprio a San Siro.

Il Milan parte per Roma con il morale alto, pronto a giocarsi la stagione in tre giorni: prima la finale con la Juventus e poi la partitissima a Bergamo di domenica alle 18, quando Gattuso dovrà uscire indenne dalla morsa dell’Atalanta per evitare tre turni preliminari suicidi in agosto. In finale di Coppa Italia servirà comunque un passo diverso e non abbiamo dubbi che il Milan l’avrà: molto più difficile preparare queste partite piuttosto che le grandi finali o gli appuntamenti importanti. Vincere la Coppa Italia addolcirebbe un’altra stagione amara, forse più amara di altre: partiti in mezzo a squilli di trombe, nove mesi dopo siamo qui a raccontare i rossoneri dall’ultimo vagone utile per l’Europa. Non certo il viaggio in prima classe che ci si aspettava. Una stagione in cui il Milan al momento ha eguagliato i punti dello scorso anno, 60. Con una differenza: in estate si sono volatilizzati sul mercato circa duecento milioni. Tirare l’ennesima riga è un boccone amaro da mandare giù per chi era abituato a bere champagne: quello che ci si augura di stappare mercoledì notte, perché il treno dell’anno prossimo sia davvero ad alta velocità.

 

@foto ansa.it

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