di STEFANO RAVAGLIA

 

Chi scrive se n’è andato dall’Olimpico allo scoccare del novantesimo, non appena Damato ha chiuso la finalissima di Coppa Italia e anche la sua carriera arbitrale (era all’ultima direzione). Con uno zainetto in spalla, parevo uno sconsolato scolaretto che torna a casa per pranzo dopo un brutto voto a scuola. E così è stato, in fondo: dopo un primo tempo tutto sommato accettabile, accorto, attento e di volontà, con un paio di occasioni importanti, il compito in classe è voltato verso il peggio: la Juventus ha fatto cose turche e il Milan è andato in vacanza (romana). Nel senso che i tre gol bianconeri hanno ridestato nei tifosi rossoneri i fantasmi di Istanbul 2005, ma questa volta non era una rimonta. Era la certificazione di una conclamata superiorità juventina pluriennale, che il Milan però ha provato più volte a solleticare in questi anni, senza successo. Paradossalmente, nella finale del 2016, una squadra ben più spacciata aveva retto ancor meglio arrendendosi solo ai supplementari ed uscendo persino con qualche rimpianto.

Questa volta invece di rimpianti ce ne sono ben pochi: certo, l’entusiasmo delle migliaia di rossoneri che convolavano sull’Olimpico immersi nelle loro bandiere e nelle loro sciarpe, tra plotoni d’esecuzione piuttosto che semplice polizia e il chiasso infernale della solita Roma di un giorno lavorativo, era un propellente che poteva spedire il razzo Milan molto in alto. E invece, falsa partenza: i rossoneri sono rimasti a terra, e per volare nello spazio serve ancora tanto lavoro. Non che non si sapesse prima, ma al giorno d’oggi la cassa di risonanza mediatica ben più elevata rende forse fenomeni anche coloro che non lo sono. In che senso? Nel Milan di oggi c’è certamente una buonissima base di partenza, invisibile gli anni passati. Giovani, una difesa collaudata, uno stuolo di giocatori volenterosi. Ebbene, ci sono però anche molte “mele marce” nel senso più rispettoso del termine.

Se Donnarumma per l’ennesima volta allarga il partito degli scettici (fenomeno o sopravvalutato?) con due errori improponibili che non sono solo errori ma frittate belle e buone, Suso è ancora una volta il fantasma di sé stesso. Il giocatore che lo scorso anno e all’inizio di questa stagione aveva per un periodo trascinato il Milan, è ormai sparito dai radar da un tempo troppo lungo per essere giustificabile. Il Milan ha bisogno di continuità, di certezze, e va ancora cercando quella stabilità che prova una volta a scovare a suon di milioni e una volta con un cambio d’allenatore.

La continuità la devono trovare i giocatori: bisogna capire chi è davvero da Milan e chi ha la personalità per prendere in mano le redini della faccenda quando la marea diventa grossa. Lo stesso dicasi per Locatelli: tenero giovanotto di belle speranze e appunto giustificato dall’età, esaltato oltremodo per un euro gol proprio alla Juventus, non è apparso però un giocatore su cui poggiare un futuro, e non lo sembra neanche nell’immediato. Anche Bonaventura, ottimo protagonista in alcuni frangenti, è da rivedere: già col Verona, partita tutt’altro che complicata, ha piazzato un assist per il gol di Cutrone e poi si è impappinato di continuo.

Insomma, servono gli abiti migliori, un tocco di spavalderia e non timidi scolaretti buoni a prendere un otto in pagella una volta ogni tanto, ma secchioni in grado di risolvere le partite e soprattutto caricarsi la squadra sulle spalle in questi frangenti. Riflettiamoci: Donnarumma e Suso frutterebbero nelle casse della società un bel gruzzoletto. Cessioni illustri paiono inevitabili con tutti i pasticci degli ultimi tempi: sicuri non volerci fare un pensierino? Il Milan deve ritrovare la sua dimensione e scegliere: attestarsi al di sotto delle grandi, senza più competere per posizioni alte e vivacchiare salvando un sesto posto per evitare scomodi preliminari estivi sperando in una Coppa Italia già persa in partenza, o iniziare a dettare legge a suon di gol e correndo in soccorso di quella sua aurea internazionale che lo ha fatto primeggiare non solo nei risultati ma soprattutto nel modello di gioco? I tifosi sono ansiosi di risposte. Un’altra estate di sogni, proprio no, grazie.

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