di STEFANO RAVAGLIA

 

C’è sempre una partita nella partita: quella degli spalti. Dopo un martedì in cui ha imperversato su Roma una forte precipitazione, la capitale accoglie Milan e Juventus con un tempo un po’ più clemente. A Termini, già dal mattino, spuntano le prime maglie rossonere. Coperto ma temperato, volteggia qualche nuvolone nero e ci si augura che resti lì a non far danni.

Tutto bene dal punto di vista dell’ordine pubblico: a metà pomeriggio il popolo rosso-bianco-nero sciama verso l’Olimpico in modo ordinato seppur imponente. Ai milanisti è riservata la Curva Nord, per gli juventini la Sud: curve invertite rispetto a due anni fa. Già nei sotterranei della metropolitana si fa chiasso. L’Olimpico si riempie presto, l’ordine nel settore milanista è di non rimuovere le plastiche sui seggiolini: curiosità per cosa verrà disegnato all’ingresso in campo.

Molte famiglie con bambini: visto che non sono estinte? Magliette celebrative come se piovesse: “Roma, ci siamo!”. Playlist discutibile per fare dell’Olimpico una discoteca, come troppo spesso accade negli stadi. Anche Noemi, che canta l’inno dopo un paio di sue canzoni, non è vista di buon occhio. Parte musicale da rivedere. Serpeggia speranza, poi si torna sulla terra con un avvio di ripresa stile Istanbul. Ma il popolo rossonero è ruggente: “I campioni dell’Europa siete voi” e tutto il campionario anti-juventino.

Su le plastiche: sinistro presagio. C’è un poker d’assi, la Coppa Italia e una inquietante maschera di Joker: all-in. Nella ripresa cambio campo e Buffon sotto la Nord: “Insensibile” è il leit-motiv. La mano però la vince la Juventus: 4-0. Come stona ora quella coreografia. Peccato. All’esterno, il bus 32 è preso d’assalto che nemmeno si chiudono le porte. Inghiottiti dalla notte romana, i rossoneri si disperdono dentro la loro delusione. “Dispiace per i tifosi, portare 40 mila persone e dare loro questa pesante sconfitta” il giusto rammarico di Gattuso.

Note dolenti: l’annuncio dello speaker della presenza di Andrea Pirlo non viene accolto con il tributo che merita. Per cosa? Per aver detto su un libro che se ne voleva andare al Real Madrid? Paradossalmente la parte bianconera lo esalta e mette una pezza. Pazzesco. Come può essere osteggiato in questo modo chi per dieci anni ha trascinato il Milan ad alte vette? Perché ancora non ci si è abituati a legarsi alla maglia e non ai giocatori? E’ stato forse irrispettoso nei riguardi della tifoseria? Ci sono ben altri individui (Cassano, magari?) degni di disprezzo. Non Andrea Pirlo. Una figura meschina, l’ennesima, dentro un calcio troppo umorale.

 

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