di STEFANO RAVAGLIA

 

Chi scrive, quel sabato 15 maggio 1999 era presente. Vestito di tutto punto con maglia e tuta rossonera, con la macchina fotografica (quelle col rullino eh!) a scattare come un giapponese. Milan-Empoli, in un momento ordinario, non direbbe nulla. Eppure c’è il pienone quel pomeriggio a San Siro, quasi fosse un derby. Siamo alla stretta finale del torneo 1998-1999, la Lazio è davanti e mancano due partite alla fine. I biancocelesti sono impegnati a Firenze, in contemporanea ai rossoneri. Si gioca punto a punto. Il Milan ha già battuto Parma, Udinese, Vicenza, Sampdoria e Juventus, l’Empoli retrocesso pare un boccone niente male, dunque.

La Lazio pare più forte: il Milan viene da due anni infami, undicesimo e decimo posto e la fine di un ciclo con l’addio di Baresi e Tassotti. Eriksson e i suoi paiono destinati a vincere un campionato che in casa biancocelesti manca dal 1974. A San Siro il Milan ha vinto lo scontro diretto in inverno: 1-0, gol nel finale di Leonardo. All’Olimpico invece, il 3 aprile, è finita 0-0. A San Siro splende il sole e la Sud disegna “Un sogno nel cuore” con un cuore rossonero e guai a mostrare pezze tricolori. Ci vuole mezz’ora però perché la squadra di Zaccheroni sblocchi la faccenda: una spaccata di Bierhoff, stavolta bravo col piede e non con la testa, rompe il ghiaccio. Da lì in poi sarà un trionfo: il tedesco fa addirittura tripletta, e il suggello finale è di Leonardo: 4-0.

A Firenze la Fiorentina va in vantaggio e poi pareggia Vieri. Sull’1-1 tutti tacciono perché Rui Costa, futuro rossonero, calcia un rigore e lo sbaglia. Nel frattempo, inizia a piovere. L’arbitro Pellegrino fischia la fine di una partita che non aveva più nulla da dire da un pezzo. Tutti in attesa del triplice fischio anche a Firenze, che arriva e spedisce il Milan in testa per la prima volta in campionato, a novanta minuti dal termine. Padrone del loro destino, i rossoneri vinceranno a Perugia e conquisteranno il sedicesimo scudetto. Me la ricordo la pioggia, all’uscita dallo stadio: mi voltai un’ultima volta, mentre correvamo alla macchina, giusto il tempo di un ultimo scatto. San Siro, ingrigito e umido sovrastato da un cielo scuro, pareva bellissimo anche quel giorno.

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