L’analisi della stagione appena conclusa: cosa è andato e cosa no. Con l’augurio che ora si riparta sul serio

 

di STEFANO RAVAGLIA

 

Tempo di dichiarazione dei redditi e anche di bilanci. Non quelli finanziari, che tanto hanno tenuto banco in questa annata rossonera, forse troppo. La stagione 2017-18 va in archivio, e pare volata. Sembrava ieri il 5 luglio, quando Montella accoglieva a Milanello la sua ciurma e dava il via all’era cinese con già i preliminari europei davanti alla faccia: dentro o fuori. Dieci mesi dopo il mondo si è capovolto: i cinesi ci sono ancora, e vorrei vedere, Montella no. La caldissima estate 2017, una delle più afose degli ultimi decenni, è stata rovente anche sul mercato: undici innesti a colpi di “cose formali” con lo scalpo Bonucci che pareva aver fatto vincere il nuovo Milan con mesi di anticipo. E invece il numero 19 si è trovato ben presto solo e spaesato senza i suoi compagni d’avventura d’un tempo: il 3-5-2 fatto apposta per lui non aveva in Musacchio e Romagnoli, titolari scelti inizialmente, due validi scudieri.

Mentre Calhanoglu non capiva perché fare la mezz’ala e non capiva proprio l’italiano montelliano, scalpitava Cutrone che segnava pure al Bayern in America: vuoi vedere che la punta di peso che andiamo cercando ce l’abbiamo in casa, si diceva? E infatti è rimasto, buon per noi. Ma è mancato il papà che prendesse per mano i figlioletti: chi ha segnato venti gol? Nessuno. Quindici? Nemmeno. A 10 è arrivato proprio ieri Cutrone. Peccato fosse l’ultima di campionato. Kalinic, la più estenuante trattativa di quell’estate, ha sporadicamente segnato e ancor meno dimostrato di essere un valido titolare. Su tutto, la tegola Conti: infortunato e sfortunato il ragazzo bergamasco. Sarà il primo acquisto della prossima stagione, seppur pare tornerà a campionato iniziato. André Silva inizialmente preferiva l’Europa, ma gli avversari non erano certo di rango. Peccato per il portoghese: si è perso e quei trentotto milioni gridano vendetta.

Poi, dal Sud, è partito il percorso di un uomo del Sud. Dopo lo 0-0 col Torino del 26 novembre e la cacciata di Montella, Gattuso pareva un traghettatore e un’altra scelta ad interim in attesa di un nome forte, e a Benevento esordì subito in modo unico e irripetibile: beccando gol dal portiere. “Arriverà Conte, vedrete”. Ha smentito tutti, ma piano. Tredici risultati utili consecutivi non fanno primavera: un allenatore va giudicato nel lungo periodo. Vero è che l’uomo di Corigliano ha dato sostanza, corsa, spessore e motivazioni a un gruppo scialbo e a undici personaggi che erano in cerca di autore, pardon, di allenatore. Cestinato il 3-5-2, Bonucci ha trovato un senso con una linea a quattro in cui è definitivamente sbocciato Romagnoli e in cui Calabria si è giocato le sue carte ottimamente. Pertanto, squadra costruita male in estate? Possibile. Eppure pareva cucita su quel 3-5-2, vai a capire. Calhanoglu nel frattempo forse ha capito meglio il calabrese dell’italiano: è stato rigenerato dalla cura gattusiana. La maglia numero dieci ha certamente trovato ora un nuovo padrone, mentre sull’altra corsia Suso è andato a intermittenza.

E qui solleveremo l’ira del popolo rossonero: sicuri che il numero 8, che fu proprio del suo allenatore, sia da Milan? Sparito dai radar nell’ultima parte di stagione, ha fatto faville a volte sì e a volte no. Se qualche pausa è lecita e concessa, soprattutto se si giocano 57 partite in stagione, è anche vero che lo spagnolo può e deve dare di più. Azzardiamo che la cospicua clausola è un ottimo invito per provare a pensare a qualche altra soluzione, soprattutto in caso, non remoto, di cambio di modulo col posto da fantasista che spetterebbe certamente ad Hakan il turco. Rimandato Biglia e spolmonato Kessié (trovategli un sostituto, di grazia) concordiamo col dogma di Rino: pochi acquisti, esperti e con partite sulle gambe. Che aiutino anche a non naufragare come accaduto in Coppa Italia contro l’arcirivale Juventus: peccato, due finali perse in tre anni. Ma soprattutto avremo una preparazione atletica nuova che partirà dal principio, dal raduno di luglio e da un’Europa League che scatterà soltanto a settembre come si sperava. I sorrisi di Montella sono stati oggetto di simpatico sfottò del web, ma deplorevole l’atteggiamento di aggressione ad ogni sconfitta del Siviglia, squadra che andò poi ad allenare: perché rivolgersi al passato solo per prendersene gioco? Rispetto per Vincenzo, ma ci teniamo stretto Gattuso. Che adesso farà trenta chilometri a piedi come promesso, per aver centrato il sesto posto. Vivaddio, speriamo ne faccia di più per uno scudetto, sarebbe un fioretto ben più sensato. Dopo cinque stagioni consecutive fuori dai primi cinque posti della classifica, il Milan dovrà correre come il suo nuovo sponsor tecnico, Puma. Lo deve a un pubblico da sette in pagella, che ha quasi sempre riempito San Siro nonostante sbiancasse più volte. E dovrà iniziare a prendere a morsi chiunque gli capiti a tiro.

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