L’imminente ritorno in Italia di Ancelotti, a Napoli, riapre l’album dei ricordi

 

di STEFANO RAVAGLIA

 

Non basta Carlo Ancelotti al Napoli per poter riabilitare un campionato che da sette anni va alla stessa squadra, dove quasi sempre le neopromosse retrocedono subito e la Nazionale non andrà al Mondiale. Ma al nostro uomo, quello di Manchester, Atene e del “Forza lotta vincerai” lanciato a San Siro con la Coppa a bordo campo e di mille battaglie e successi da giocatore, non si può che augurare ogni bene anche in vista della sua nuova avventura. Ha vinto dovunque Carletto e lo ha fatto con l’arte della pazienza, imparata sui campi, non di calcio ma della natura. Il giro d’Europa è finito, o sospeso: rieccolo in Italia, in una piazza nuova, entusiasta e con la quale sarà complesso lavorare.

Tutto diverso infatti rispetto al passato: esuberanza e sbalzi d’umore sono all’ordine del giorno a Fuorigrotta. Ricorda l’esperienza di Capello a Roma: “impossibile lavorare, dopo lo scudetto si festeggiò per tre mesi”, disse Don Fabio. Napoli, che quest’anno ha festeggiato in anticipo senza però vincere nulla, aspetta Carletto a braccia aperte. Sarà curioso vedere che tipo di mercato farà ora il Napoli: con l’impegno in Champions League, casa di Ancelotti, e un errore da non ripetere, quello di fare poche entrate come la scorsa estate, De Laurentis dovrà accontentare il proprio tecnico che di certo non è abituato all’attuale palcoscenico italiano.

Una Italia molto diversa quella che riprende in mano, rispetto a quella che lasciò nel 2009 per iniziare la sua campagna d’Europa. Fatto fuori dai giocatori al Bayern, allontanato da Perez dopo la decima, Ancelotti qualche rivincita se la può e se la deve prendere. Che magone, però, sarà vederlo vestito di azzurro e non di rossonero: immaginiamo già l’abbraccio del pubblico quando il nostro si siederà sulla panchina a San Siro per Milan-Napoli del prossimo anno. Sperando di non sbagliare panchina.

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