Una serata memorabile che regalò al Milan la quarta Coppa dei Campioni.

di MATTEO ANOBILE

Dopo il Gotico della Sagrada Familia di Barcellona nel 1989, si è passati allo stile Romanico della cattedrale di Santo Stefano a Vienna nel 1990, la  crema catalana è stata sostituita dalla  Sacher. Non si trattava di un tour europeo, ma bensì della seconda  finale europea del Milan di Sacchi. Arrivarci non è stato facile, ai sedicesimi estromesso l’Helsinky, agli ottavi il Real, il Malines ai quarti e il Bayern Monaco in semifinale. All’ultimo atto il diavolo si trovò di fronte il Benfica di Eriksson. Nelle file dei lusitani militavano due giocatori che poi sarebbero arrivati in Italia: Aldair (Roma) e Thern (Napoli e Roma).

Il Milan scese in campo con Galli fra i pali, difesa con Tassotti,Costacurta, Baresi e Maldini, centrocampo a quattro con Colombo, Ancelotti, Rijkaard ed Evani a fare filtro. L’attacco tutto olandese: il rientrante Gullit affiancato da Van Basten per scardinare la difesa lusitana. La partita era molto bloccata, i rossi lusitani, inaridirono le fonti del gioco milaniste, ma al 68′ Billy Costacurta percepì il movimento di Van Basten, il quale sapientemente face un “velo”. Il connazionale Rijkaard sì trovò un’autostrada davanti a se e freddò Silvino in uscita, gonfiando la rete con un tocco di piatto.

Gli ultimi venti minuti furono una sofferenza, ma nonostante questo il Milan controllò bene la partita e tenne il risultato portandolo in porto. Al triplice fischio finale, la coppa rimase a Milano e Baresi l’alzò al cielo viennese. L’abbraccio fra Giovanni Galli (destinato a lasciare il Milan) e Gullit, significò più di mille parole.  I due avevano stipulato un patto, con Gullit che disse al portiere: “Tu portaci in finale che io vi farò vincere il trofeo!”  E così fu. La quarta Coppa dei Campioni arrivò in via Turati. Ancora una volta, come a Londra e  Barcellona, la maglia bianca fu il vero amuleto.

fonte foto: getty images

 

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