Il pareggio interno contro il Brescia sancisce la vittoria dello scudetto numero 13

di STEFANO RAVAGLIA

 

Quando chi ha vissuto gli anni Novanta del Milan parlerà ai nipoti, potrà dire “C’era una volta”. Inizierebbe così il racconto di una favola divenuta realtà, di un Milan portato dalle polveri agli altari in quel fantastico decennio, che consolidò un primato già nato alla fine degli anni Ottanta. Nella stagione 1992-93 i rossoneri, oltre all’elenco di campioni in organico, hanno un amico in più: è il pubblico di San Siro, che stacca 72.000 tessere in abbonamento. Ossia, stadio esaurito tutte le domeniche. Il record di pubblico è figlio di anni d’oro e soprattutto di uno scudetto, quello della stagione precedente, vinto senza perdere una partita. Il Milan di Capello, che non doveva nemmeno avvicinarsi alla panchina dopo il ciclo d’oro di Sacchi e invece ha già smentito tutti, veleggia verso nuovi traguardi.

L’annata in questione sarà l’ultima degli olandesi: Rijkaard tornerà all’Ajax, Gullit, in aperta polemica col mister di Pieris, si sposterà di un’oretta circa, a Genova, sponda blucerchiata. Van Basten invece vivrà l’ultima stagione da protagonista o pseudo-tale: saranno solo quindici le presenze in campionato del “cigno di Utrecht”, ma impreziosite da 13 reti. Una media incredibile, per aver giocato nemmeno metà campionato. A Milanello è arrivata l’avanguardia straniera: Papin, Boban, Savicevic e anche Lentini, stella del Torino, dopo una estenuante trattativa non priva di polemiche e retroscena. Il Milan è inarrestabile e inizia la nuova stagione come aveva finito la prima: sei vittorie consecutive nelle prime sei partite, poi i pareggi con Torino e nel derby, la vittoria al “Delle Alpi” contro la Juventus e soprattutto, in gennaio, al ritorno in campo dopo la sosta natalizia, la vittoria contro la Roma all’Olimpico in dieci uomini per l’espulsione di Baresi dopo dieci minuti di gioco, grazie a una rete di Gullit alla mezz’ora.

Ci vorrà una punizione di Tino Asprillia, il 21 marzo, per far venire al Milan gli attacchi di panico: il Milan perde una partita in campionato dopo 58 risultati utili consecutivi, e scrosciano gli applausi per un record di imbattibilità che ancora oggi resiste. Il finale di campionato è al cardiopalma, l’Inter in rimonta si avvicina ma viene inchiodata sull’1-1 nel derby di ritorno del 10 aprile, grazie a un altra rete provvidenziale di Gullit. Nelle ultime dieci partite di quel campionato, il Milan vincerà solo una volta, pareggiando otto e perdendo 3-1 in casa contro la Juventus. Tra quegli otto pareggi c’è il punto decisivo, il 30 maggio di venticinque anni fa: l’1-1 a San Siro col Brescia, rete di Albertini, sancisce il trionfo. L’Inter, che in contemporanea perde proprio contro il Parma, non viene risparmiata da Franco Baresi nel post-partita: “Pensavano di rimontare, ma loro dovevano vincerle tutte, a questo non avevano pensato. Per cui oggi la loro sconfitta è la ciliegina sulla torta”. Quattro giorni prima, il 26 maggio, molti interisti avevano esultato al ko del Milan in finale di Champions League col Marsiglia. Magrissima consolazione dinnanzi a un Milan stratosferico, che l’anno dopo quella Coppa se la prenderà con gli interessi nella finale di Atene contro il Barcellona, lasciando i gufi a bocca asciutta.

share on:

Leave a Response