Nel 1996 il Bordeaux elimina il Milan dalla Coppa Uefa. In campo coi girondini l’ormai ex allenatore del Madrid

di STEFANO RAVAGLIA

La Coruna 2004 e Istanbul 2005 hanno un lontano parente in comune. Nella stagione 1995-96 infatti, il Milan gioca per la prima volta dopo una decina d’anni in Coppa Uefa. Il quarto posto del campionato precedente, unito alla sconfitta nella finalissima di Champions League a Vienna contro l’Ajax, spinge i rossoneri nella seconda manifestazione continentale. Tutt’altro che poco nobile come oggi: le avversarie potrebbero essere Barcellona, Bayern Monaco o PSV Ehindoven, dove gioca un certo Ronaldo e non stiamo parlando di Cristiano. Ma, a proposito di Real Madrid, nel giorno in cui Zidane annuncia l’addio ai blancos, riprendiamo in mano la storia recente e torniamo a quella stagione in cui l’algerino militava nel Bordeaux, squadra francese che giocava al “Lescure” (stadio di Italia-Cile 2-2, Mondiali 1998) e strabiliò tutti per il suo cammino europeo sensazionale.

Perché Istanbul e La Coruna? Perché il Milan di Capello, dopo aver eliminato un’altra francese, lo Strasburgo, e poi lo Sparta Praga (oltre ai modesti polacchi del Lubino), e dopo il 2-0 a San Siro nella gara di andata dei quarti di finale contro i francesi (Eranio e Baggio su punizione), pareva certo di entrare nelle migliori quattro. E invece subì la rimonta: in Francia, il 19 marzo, una serata da incubo in cui il futuro juventino conduce alla vittoria i suoi. Non segna ma orchestra e mette lo zampino in due reti; a bersaglio vanno i due attaccanti: Tholot e Dugarry e rimonta completata, seppur in due atti.

Zidane finirà a Torino quell’estate e molti rossoneri se la sono legata al dito, perché a Milano arrivò Dugarry. Non sappiamo se sia fondata questa leggenda per cui Galliani era partito per prendere l’algerino e ripiegò sull’attaccante, ma siccome nel calcio c’è sempre bisogno di ironia, diamola per buona. Il bilancio a fine partita fu amaro anche dal punto di vista fisico: Eranio soffrì di un risentimento muscolare, Costacurta restò al suo posto seppur col naso fratturato e Weah con un polso fuori uso. Una notte drammatica che spinse Capello a dire: “Sono molto preoccupato”. Non ne avrebbe avuto motivo: un mese e mezzo dopo sarebbe arrivato il quindicesimo scudetto.

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