“Il giorno dell’addio di Paolo Maldini nella città del Rinascimento”

di MATTEO ANOBILE

Dopo venticinque anni di coppe e scudetti la carriera di Paolo Maldini si è chiusa il 31 maggio del 2009. La settimana precedente, nel giorno del  saluto a San Siro si era creata una polemica per uno striscione oggettivamente poco carino. Il binomio Maldini Milan è praticamente un’assioma, 902 partite ufficiali e 33 reti, 26  trofei sollevati, numeri da capogiro. L’esordio avvenne a Udine nel gennaio 1985, il ragazzo indossava la maglia numero 14 poichè entrò nella ripresa al posto di Battistini. Il suo debutto venne battezzato dal Barone che prima di lui aveva lanciato in rossonero, Baresi, Tassotti ed Evani.

L’ultima partita del capitano rossonero non sarebbe potuto  avvenire in una città qualunque ci voleva un mix di arte e storia come sfondo, dove il Rinascimento la facesse da padrone, la città che diede i natali a Dante Alighieri, perchè Paolo Maldini non era banale e meritava una degna conclusione, tutto ciò Firenze gliela poteva offrire. La città del Giglio si mostrò entusiasta di tale evento, ospitare l’ultima partita di una bandiera era un onore, sebbene fosse un avversario. Gli occhi di Paolo prima dell’ingresso in campo sembrava stessero ripercorrendo il film della sua gloriosa carriera. In campo il Milan vinse 2-0 con gol di Kakà e Pato accedendo alla Champions League, ma quello era solo un dettaglio, perchè era la sua festa.

Il giro di campo finale da brividi, con la sua famiglia in tribuna, tutto lo stadio in piedi a tributargli un’applauso infinito, in quel frangente non contavano i colori, ma solo l’uomo e quello che aveva dato al calcio. Il quadro finale di quella domenica rinascimentale è stato l’abbraccio con Carlo Ancelotti, dapprima compagno poi allenatore con la quale ha condiviso,spogliatoio, ritiri e vittorie. Da quella domenica di fine maggio quella maglia numero 3 non la indossa piu’ nessuno, perchè  è la sua ed appartiene alla  storia del Milan.

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