Spegne 47 candeline un altro grande protagonista del Milan di ieri, pietra miliare del Milan “brasileiro”

di STEFANO RAVAGLIA

 

“Evinrude signori, la libellulina di Bianca e Bernie!”. Così Carlo Pellegatti gridava dalla tribuna stampa in quella notte di maggio del 2001. Strana, sia perché era un venerdì, sia perché nessuno poteva pensare che quel derby, in casa dei nerazzurri, finisse con un così largo scarto. Sei a zero, “Ma dove siamo?” aggiunse Carlo dopo il sesto gol. E chi lo fece? Lui, Sergio Claudio dos Santos da Nilopolis, Brasile. Serginho, per tutti, ma nessuna parentela con quell’altro Serginho che nel Mondiale 1982 doveva essere la punta centrale del Brasile schiaffeggiato tre volte dall’Italia e da Paolo Rossi, e che invece deluse le attese. In nove anni di Milan invece, il nostro Serginho ha deluso ben poche volte. Arrivato in sordina nell’estate del 1999 dopo tre anni al San Paolo per la cifra non indifferente di 18 miliardi, farà breccia in tutti i cuori rossoneri per quella incredibile progressione sulla fascia sinistra. Esterno perfetto nei quattro di centrocampo per Zaccheroni, un giorno a Bari, due anni dopo, viene schierato come terzino: un disastro. Eppure, negli anni a venire, sarà proprio lì che giocherà e mieterà successi: tempo di ambientarsi, e troverà anche più gustoso far partire la sua inarrestabile corsa da più lontano.

Quella sera, contro l’Inter, il Diavolo straripa e Satana ha proprio le sembianze di “Sergio”: prima mette dentro il pallone per Comandini, poi gli sfodera il cross del 2-0. Doppietta per l’attaccante cesenate, come Paolo Rossi il primo dicembre del 1985, e per entrambi saranno le uniche due marcature in campionato della loro carriera rossonera. Poi, nella ripresa, crossa per il 4-0 di Shevchenko e timbra il sesto gol con una penetrazione centrale buttandosi in area da vero attaccante. Serginho ha avuto l’allegria dei brasiliani e la classe ancor più viva dei veri futbolisti. Contro l’Inter sarà protagonista anche nel 4-2 della stagione successiva e deciderà pure il derby di andata del novembre 2002. Un autentico killer della stracittadina.

Un giocatore indispensabile per le punte e soprattutto per Inzaghi: andate a vedere quanti sono stati i gol segnati da Superpippo su suggerimenti del brasiliano. Cafu, Kakà, Dida, Rivaldo e poi lui: erano i tempi in cui Rio de Janeiro si era trasferita a Milanello, in cui non si ballava un lento, ma la samba. Nel 2003 butta dentro anche il rigore di Manchester, nel 2005 lo calcia uguale, a Istanbul, ma il pallone va fuori, insieme alle speranze del Milan che all’intervallo vinceva 3-0. L’ultima partita in rossonero è del 2008, contro l’Udinese. Il Milan vince 4-1 ma lui non segna: a dieci minuti dalla fine viene sostituito perché si becchi la meritata standing ovation. Chi entra al suo posto? Inzaghi. Era proprio così che doveva finire. Obrigado, Sergio.

 

 

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