Ronaldo è la ciliegina sulla torta di una gestione fortunosa e prospera. Il Milan si augura di ripartire allo stesso modo e sognare in grande, con un solo pegno: chiedere ancora pazienza a chi ne segue le sorti

di STEFANO RAVAGLIA

 

E’ arrivato Ronaldo, viva Ronaldo. Il portoghese è arrivato nell’unica squadra che poteva essere in grado di permetterselo, insieme ai due o tre top club europei in quanto a ricavi. In molti hanno subito esaltato l’arrivo dell’ex madridista come manna dal cielo per un calcio in crisi di identità come quello italiano. Ronaldo colpo di spugna per risolvere tutti i problemi? No proprio. “Potrà trascinare qualche elemento con sé e fare da calamita”. Pronti via, Allison è andato al Liverpool per 75 milioni, e i casi di fallimento del Bari e del Cesena su tutti, nonché le decine di club che faticano a iscriversi ai tornei, non possono essere costantemente ignorate, come accade da anni, sull’onda del sensazionalismo da calciomercato. Il Milan degli ultimi due anni trascorsi sulle montagne russe e l’acquisto del più forte calciatore del mondo nonché della persona (non dello sportivo, della persona…) più famosa del pianeta, sono due facce diverse della stessa medaglia. Difficile per un milanista sentirsi dire “Prendiamo esempio dalla Juventus”, acerrima nemica e rivale. Ma se nel 2010 i bianconeri si videro rifiutare Di Natale, e oggi si permettono l’acquisto di un mostro del pallone come Ronaldo, qualcosa vorrà pur dire.

Il nuovo assetto del Milan somiglia molto alla ripartenza della Juventus nel 2011 dopo un biennio disastroso. Cambio dei vertici societari e un ruspante ex come Conte in panchina. Stadio nuovo (e qua siamo ancora lontani) e obiettivi centrati anche prima del previsto. Certo, nessuno a Torino poteva immaginare sette scudetti consecutivi, in pratica da quando esiste l’impianto di proprietà, la Juventus ha sempre vinto. I milanisti non chiedono questo, ma si accontenterebbero di molto meno: ogni cosa al suo posto e soprattutto un piano di ricavi e investimenti. Quelli che hanno fatto crescere i bianconeri in credibilità e solidità, permettendo loro di disputare due finali di Champions League e mantenere una competitività costante. Non è un lavoro di un anno, bensì di sette, ma i risultati sono arrivati subito. E allora anche in casa Milan si può sperare. Purché quella di Elliott e di Scaroni non sia una falsa partenza come lo sono state le precedenti due affidate a uomini dell’est del mondo come Bee Tauchebol (per la verità mai arrivato in sella) e Yongong Li, che verrà ricordato ormai come un uomo di facciata più che come un uomo della speranza. Stabilità, credibilità, conti a posto e un piano di investimenti e innalzamento dei ricavi: le ricette per un mondo migliore. Un mondo rossonero.

 

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