Gianni Rivera compie 75 anni. Roberto Rosato, nato nelle stesse ore di quel 18 agosto ’43, se n’è andato nel 2010. Due simboli da festeggiare alla stessa maniera

di STEFANO RAVAGLIA

 

Settanta chilometri, 45 minuti di auto. Alessandria e Chieri non sono per nulla lontanissime, e lo furono ancora meno il 18 agosto del 1943, quando due madri provvidenziali diedero alla luce due fratelli di fatto, seppur non provenienti dallo stesso sangue. Oggi è il 18 agosto dunque, e allora facciamo gli auguri non a uno ma a due persone. Due leggende, due simboli, due scudieri di un Milan romantico e vincente, genuino e con quelle maglie rossonere a righe strette senza alcun sponsor di sorta. Gianni Rivera vide la luce ad Alessandria, Roberto Rosato, compianto difensore scomparso nel 2010, nacque a Chieri. E’ il loro compleanno, e poco importa se non lo possano festeggiare insieme. Il Milan e tutti i milanisti, compresi quelli di oggi che vivono ad hashtag e Higuain, devono alzarsi in piedi e tributare un plauso a chi ha reso il Milan immortale coi suoi primi trionfi internazionali e quel clima guascone, avallato da quel tenero matto di Nereo Rocco, che tanto si è perso oggi negli spogliatoi odierni, con le facce tirate, gli sguardi truci e quel modo di scimmiottare che non apparteneva ai nostri.

Rivera che va contro agli arbitri per il bene del suo Milan, Rosato che, a fine carriera, quando gli sottolinearono la sua bravura e la sua classe, rispose: “Non mi interessa la gloria, ho fatto quello che ho potuto e che mi piaceva fare”, ossia giocare a calcio. Il valore e lo spessore umano inimmaginabile, l’umiltà disarmante e le luci dei riflettori abbassate su di loro una volta che hanno lasciato il pallone, perché tanto la ribalta l’avrebbero lasciata volentieri a qualcun altro. Il Milan dei Prati, dei Lodetti che portava la borraccia, dei gol di Altafini e poi delle parate di Cudicini, sarebbe stata ben altra cosa se non ci fossero stati loro due. Gli anni passano, e chi li ha visti giocare dal vivo passerà allo stesso modo entro qualche anno, purtroppo. E allora non avremo più testimoni oculari della classe di Rosato e Rivera, fratelli di fatto nella gloria rossonera. Per questo è fondamentale non perderne le tracce e tenerne viva la memoria storica: perché un domani, se un piccolo tifoso sfogliasse un libro sulla storia del Milan e puntasse l’indice su loro due per chiedere chi fossero, potremmo rispondere senza tentennamenti, fieri di essere rossoneri e di aver avuto due così con indosso quelle righine strette.

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