di STEFANO RAVAGLIA

Ci siamo, dunque. Pareva infinita questa attesa rossonera, che come al solito, al sorgere del campionato, pare una bella donna ammantata di fascino. La sua bellezza si sciuperà? O diverrà ancora più ammaliante? Difficile pensare di far peggio delle ultime stagioni, ma a volte al peggio non c’è mai limite. Il Milan scende a Napoli, certo, contro un avversario tosto come sarà ancor più tosta la Roma tra sei giorni. Ma mica si chiede la roboante vittoria. Difficile, con i partenopei che non si sono troppo rafforzati, ma restano un progetto certo e navigato, al contrario del nuovo inizio rossonero, l’ennesimo, dopo i pasticci societari. Gattuso parte per la prima volta da zero: ha impostato il lavoro dopo essere impallidito davanti alla più nera incertezza di giugno, spazzata via da un luglio e un agosto clementi e pieni di novità. Ha otto mesi in più di conoscenza dei propri giocatori, ha una freccia pesantissima al proprio arco quale è Higuain, con la fondamentale consacrazione di Calhanoglu dietro l’angolo, anche se il turco non sarà in campo al San Paolo.

Sarà poi, soprattutto, la sera dei fazzoletti bianchi. Alle 20.25, quando Ancelotti entrerà in campo, potrebbe rischiare di sbagliar panchina. Abbraccerà il suo allievo, quel Ringhio che gli saltò in braccio facendogli sbuffare il fumo della sigaretta in quella sera pazza contro l’Ajax nel 2003, quando lui era squalificato e un miracolo di Inzaghi portò il Milan in semifinale. Da guascone a guascone, sarà curioso vederli uno contro l’altro. Vedi Napoli e poi muori? Anche se fosse, resteranno 37 partite e una intera avventura europea, senza scordare quella Coppa Italia al quale il Milan ha dedicato professionalità e impegno arrivando due volte in finale in tre anni, senza purtroppo riuscire a centrarla. Tempo per lavorare, tempo per crescere, tempo per migliorare. Ma senza perdere di vista quel quarto posto e anche qualcosa di più, assolutamente da centrare senza più scuse. Il primo mattone per rivedere, finalmente, in futuro, un Milan con la “m” davvero maiuscola.

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