Il centrocampista francese taglia il traguardo del mezzo secolo. Un ricordo indelebile nella hall of fame rossonera. Con il Milan ha vinto tutto negli anni Novanta

di STEFANO RAVAGLIA

 

Da piccoli, almeno una volta, tutti abbiamo avuto paura dell’uomo nero. I tifosi rossoneri però, hanno avuto la fortuna di vivere un’epoca in cui l’uomo nero ce l’avevano in casa e gli unici a temere dovevano essere gli avversari. Marcel Desailly da Accra, Ghana, naturalizzato francese, è stato come e più di Van Basten o Gullit o della vecchia guardia Baresi-Maldini, l’uomo decisivo per le sorti del Milan anni Novanta. Tutto inizia da un pomeriggio novembrino del 1993: durante il derby, si fa male Boban. All’epoca, la finestra di mercato consentiva acquisti di riparazione, e il Milan porterà a Milanello tutt’altro che un comprimario. Marcel, che viene dal Marsiglia, si era stabilito con la famiglia a Nantes, e aveva iniziato a giocare nella squadra locale. Era un centrocampista che all’occorrenza si piazzava pure in difesa, e con Capello a Milano prese in mano le redini del centrocampo, non certo come costruttore ma come interditore. Più che un frangiflutti una vera e propria diga, insuperabile.

La prima stagione è da standing ovation. Desailly sfrutta tutte le sue qualità in elevazione e nell’inserimento, soprattutto nella semifinale di Coppa dei Campioni del 27 aprile 1994 contro il Monaco, dove si stacca da terra almeno di un metro e mezzo per bucare Ettory, il portiere monegasco. In finale, il quarto gol al Barcellona, che sugella un successo meraviglioso. Una settimana prima, a Firenze, Capello lo provò difensore con esiti disastrosi. Con la squalifica di Baresi e Costacurta occorreva ridisegnare la retroguardia. La prestazione negativa del francese, convinse l’allenatore a schierare ad Atene Maldini e Galli centrali non Panucci a sinistra: mossa azzeccata. Nel 1996 un altro titolo, prima della chiusura di un ciclo: sia di Capello, che del Milan. Nel 1998, anno in cui vince anche il Mondiale casalingo con la Nazionale, passa al Chelsea, e Berlusconi dirà: “Lo hanno venduto senza dirmelo”. Poco plausibile, in realtà. Cinque anni fantastici, e ancora oggi i tifosi lo omaggiano ogni volta che ne hanno l’occasione. Oggi si è dato alle televisioni, e ha fatto il commentatore tecnico per molte emittenti internazionali.  Ma erano i fatti che contavano, non le parole: nessuno ha mai potuto avere sfida vinta a centrocampo con Marcel Desailly, leone ruggente che non dava scampo.

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