Per un discutibile rigore concesso ai sardi, i rossoblu vincono 2-1 togliendo punti preziosi al Milan in chiave scudetto. Rivera ne ha per tutti: arbitro e designatori. Verrà squalificato fino a fine stagione

di STEFANO RAVAGLIA

 

Riva contro Rivera. Ma quella domenica a Cagliari, il 12 marzo 1972, non fu proprio e solo un duello tra i due massimi esponenti del calcio italiano dell’epoca: classe, finezza, gol, giocate e successi. L’avversario ancor più da temere per il capitano di un Milan che rincorre da quattro anni lo scudetto della stella, il decimo, quella domenica pomeriggio fu l’arbitro Michelotti. Sul risultato di 1-1, con il Milan che insegue a due punti di distanza la Juventus che gioca in casa col Bologna, proprio il capitano del Cagliari tenta di liberarsi di Anquilletti, che tocca involontariamente con la mano attaccata al corpo. Il direttore di gara concede il penalty, trasformato.

Il Milan perde 2-1, e dopo il precedente di Torino dove Lo Bello padre non concesse un rigore netto ai rossoneri, Rivera a fine partita non le manda a dire: “Fino a quando a capo degli arbitri ci sarà il signor Campanati, per noi del Milan le cose andranno sempre in questo modo: saremo costantemente presi in giro. Questo non è più calcio. A parte la nostra comprensibile e incontenibile amarezza, mi spiace per gli sportivi… credono che il calcio sia ancora una cosa seria. Quello che abbiamo subito oggi è una vera vergogna. Credevo che ci avessero fregato già a Torino contro la Juventus, invece ci presero in giro a metà con l’autocritica di Lo Bello in televisione. Purtroppo per il Milan avere certi arbitri è diventata ormai una tradizione. La logica è che dovevamo perdere il campionato. D’altronde, finche dura Campanati non c’è niente da fare: scudetti non ne vinciamo. Io sono disposto ad andare davanti alla magistratura ordinaria, perché ciò che dico è vero: sino alla Corte Costituzionale. Mi hanno rotto le palle. Ha cominciato anni fa un certo Sbardella; sono cose che tutti sanno: è dunque ora che si dicano. Per vincere lo scudetto dovremmo avere almeno nove punti di vantaggio nel girone di andata. In caso contrario davvero non ce lo lasciano vincere, e se lo avessimo saputo non avremmo giocato. È il terzo campionato che ci fregano in questo modo. Sta scritto da qualche parte che il Milan non debba assolutamente raggiungere la Juventus. Così non si può più andare avanti; io ho parlato chiaro, non mi sono inventato nulla, ho detto solo cosa si verifica in campo… I casi sono due: o io mi sono inventato tutto e allora mi squalificano a vita, oppure riconoscono di avere sbagliato e bisogna cambiare, sostituire chi non è all’altezza del compito”.

Rivera verrà squalificato fino al 30 giugno 1972, nonostante nei giorni successivi cerchi di addolcire le accuse. Accadesse oggi un fatto del genere, con la copertura mediatica odierna, accadrebbe un pandemonio ancor più grande di quello di quel pomeriggio sardo. Dove Rivera, per amor di maglia, si sacrificò alla causa rossonera.

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