Nella seconda giornata di Champions League il Milan batte gli scozzesi 3-1

di STEFANO RAVAGLIA

 

Quindici giorni prima, in Ucraina, era servita una rete di Seedorf solo a cinque minuti dalla fine per avere la meglio dello Shakthar. San Siro, quattordici anni fa, apriva dunque le porte della Champions League per la seconda giornata del gruppo F. Insieme agli arancioneri, erano inseriti anche il Celtic e l’aristocrazia del Barcellona con il fenomeno Ronaldinho in vetrina. Il 29 settembre 2004 doppio compleanno: Berlusconi e Shevchenko festeggiano il loro genetliaco a braccetto. L’ucraino scende in campo spalleggiato da Tomasson e riverito da Kakà alle sue spalle. C’è anche Inzaghi, ma in panchina: Superpippo soffre da tempo e per lui non sarà una stagione fortunata, dopo l’exploit dell’annata precedente dove trascinò i rossoneri sino a Manchester.

Proprio Shevchenko la sblocca al settimo con un sinistro che fa fuori in un sol colpo difensore e portiere. Varga, di testa da calcio d’angolo, pareggia nella ripresa. Brutto vizio quello di prender gol da palla inattiva, e al Milan di quegli anni capiterà molto spesso. Nella ripresa, la favola si compie: Inzaghi rileva Tomasson a un quarto d’ora dalla fine e mentre la partita pare restare inchiodata sull’1-1, proprio il numero nove si infila in spaccata su un pallone basso in area ricevuto proprio dal numero 7, superando il portiere avversario Marshall. Lacrime di gioia, lacrime da Superpippo, eterno bambino per il quale il pallone era ed è ancora un gioco. In pieno recupero, il Milan esagera: punizione di Pirlo, benevola deviazione, e 3-1. La strada per Istanbul era appena iniziata. Peccato che, dopo tutta quella fatica, la coppa sfumerà nel modo più beffardo possibile.

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