Sotto alla fine del primo tempo, il Milan si scatena e vince 4-2. E’ l’unico acuto di Terim sulla panchina rossonera

 

di STEFANO RAVAGLIA

 

“Vinceremo scudetto e derby, e i tifosi ritroveranno in me il loro idolo Zenga”. Al “Corriere dello Sport”, nell’estate del 2001, il nuovo portiere dell’Inter Francesco Toldo era invaso dalle certezze. Gli andò male, in gran parte: nessun titolo, un solo derby vinto, quello di ritorno, e non pensiamo neanche che i tifosi nerazzurri possano comparare, per quanto li stimino, Toldo a Zenga. Eppure, quanto accaduto cinque mesi prima avrebbe dovuto mettere sull’attenti la Milano interista: l’11 maggio, sempre in casa loro, il Milan spadroneggia e vince, addirittura sin troppo facilmente, 6-0. Pare essere stato un episodio passeggero: l’ennesima rifondazione ha preso atto dalle parti di Appiano Gentile.

Via Tardelli, che aveva preso il posto di Lippi dopo la sconfitta di Reggio Calabria alla prima giornata ma soprattutto il ko nei preliminari di Champions League contro i modesti svedsesi dell’Helsingborg, e dentro Hector Cuper, l’uomo che porta in finale le sue squadre, e poi perde. Sconfitto nel 2000 e nel 2001 in Champions League col suo Valencia contro Real e Bayern, sconfitto nel 1999 a Birmingham contro la Lazio nell’ultima edizione di Coppa delle Coppe. Andrà malissimo anche quell’anno: il 5 maggio 2002, un’Inter che pareva davvero vicina al titolo, fa harakiri e perde tutto. Chissà, magari parte di quella debacle era iniziata il 21 ottobre di quel 2001, quando i nerazzurri ospitano il Milan nel derby. Tempi non proprio facili per i rossoneri: sono arrivati Inzaghi e Rui Costa e quel Fatih Terim che col portoghese aveva fatto faville a Firenze. Non che il profilo sia basso nemmeno dalle parti di Milanello, e infatti le cose non vanno come sperato. Così, il derby è già un esame importante, che si mette malissimo quando Ventola porta in vantaggio i suoi. Il Milan fatica a costruire e a uscire, sin quando l’allenatore turco nell’intervallo non riassesta la squadra: dentro Contra, turbolento rumeno che, lo ricorderete, fu messo alla porta dopo un amichevole con la Juventus in cui alzò un po’ troppo la cresta.

Quella domenica sera però, ecco il trascinatore che non ti aspetti: dapprima è Rui Costa a confezionare un assist al bacio per Shevchenko che buca Toldo di testa. Poi, sale in cattedra il numero 2: prima sventaglia di sinistro sotto l’incrocio, e dopo un’altra manciata di minuti fornisce a Inzaghi la palla del 3-1. Che sia dietro l’angolo un’altra goleada? A maggio era stato Serginho a fare il diavolo a quattro: e come può mancare anche questa volta? Sgroppata, assist basso a Shevchenko e 4-1. Il gol di Kallon, serve solo per il tabellino. E’ il più grande acuto di quella stagione milanista, che sarà un bel po’ tribolata. Terim verrà mandato via a inizio novembre, il quarto posto verrà raggiunto solo all’ultima giornata contro il Lecce nel giorno in cui la Juventus supera i nerazzurri e vince lo scudetto. Hector Cuper resterà però saldo sulla panchina e l’anno successivo porterà l’Inter in semifinale di Champions League. Chi sarà ad eliminarla, lo sappiamo tutti. E almeno quella volta, il buon Cuper non ha dovuto subire lo smacco di perdere un’altra finale.

 

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