Ipotesi di mercato rivolte al passato. L’infermeria è piena ed è un problema, ma la rosa non è ampia

di STEFANO RAVAGLIA

 

Torna Kakà, forse Thiago Silva, ci sono possibilità per Ibrahimovic. Il Milan desolato e incerottato di inizio stagione continua a campare di passato. Intendiamoci, il passato da queste parti è cosa gloriosa, con tutte quelle anfore e quelle medaglie in bacheca. Ma il passato che si intende in queste righe è un po’ pericoloso. E ai nomi elencati, va aggiunta una suggestione Pato arrivata dal Brasile. Quando Gullit nel 1994 tornò a San Siro, non fece altro che un gol in Supercoppa Italiana e poi un paio in campionato alla Lazio, per poi tornarsene da dove era tornato. Il Capello bis è stato un disastro, il Sacchi del 1996 poteva poco o nulla con una squadra alla fine di un ciclo. Il rifiuto di Ancelotti, qualche estate fa, con Galliani che gli aveva già sistemato il contratto sotto il naso, dava già qualche Indicazione sul caos che regnava sovrano a Milanello. Insomma, i cavalli di ritorno spesso deludono. Lo stesso Kakà, nella sua seconda avventura milanista, ha si dato prova degli ultimi scampoli della sua classe, ma non è andato oltre. Conta il contesto, conta la chimica, conta il vento che tira. E al Milan, oggi, nonostante la buona volontà, in molti sarebbero fuori posto. Il Milan ha bisogno di guardare avanti, di costruire una identità e una anima nuova e non di rivolgersi sempre ai salvatori della patria con sette anni in più sul groppone. Capitolo infortuni: disdetta, così tanti e tutti insieme. Ma almeno negli esempi di Caldara, Biglia e Romagnoli, tutto non può essere imputato alla sfortuna.

E in secondo luogo, i risultati altalenanti degli ultimi tempi non possono essere addebitati ai guai fisici. Quante volte il Milan ha giocato bene quest’anno? Il primo tempo con l’Atalanta, l’esordio casalingo con la Roma, forse il primo tempo a Napoli. Spezzoni in cui Biglia, Bonaventura, Romagnoli o Musacchio erano in campo. Così come nel derby del 21 ottobre dove è apparso un Milan quasi rinunciatario, o a Empoli e Cagliari dove gli avversari hanno messo in grossa difficoltà i rossoneri, senza considerare le due desolante partite di Europa League con il Betis. Anche con la Juventus, seppur questo maledetto e ancora incolmabile gap non ci permettesse di sognare, la squadra è apparsa meno ruspante di quella che per esempio due anni prima la Juve l’aveva battuta con una sventola di Locatelli. Insomma, rammarico, ma nessun alibi. La rosa è corta, lo si sapeva da agosto, e lo dicono due indicazioni: Kessié ha saltato una partita per squalifica in due stagioni, lo scorso anno con la Sampdoria. Il buon Kucka oggi forse avrebbe fatto parecchio comodo. E due punte per tre competizioni: a fine settembre, a Empoli, dovette giocare Borini centravanti quanto sia Cutrone che Higuain diedero forfait. Il Milan 2 non pare dare troppe garanzie: a Dudelange è stato addirittura rispolverato Jose Mauri, Laxalt e Castillejo combinano poco o nulla, e paradossalmente la partenza di Bonucci, per scelta sua, ha comunque privato Gattuso di una sicura guida accanto a Romagnoli. Intervenire dunque a gennaio, Uefa permettendo. Ma ci piace pensare che le squadre si fanno a luglio, e dunque, solo a rosa ampia e con una svolta di gioco e di continuità che resta imprescindibile, il Milan potrà avere sempre due bombole di ossigeno sulle spalle e non annaspare nel mare di un’altra stagione dalla sorte sinora avversa con l’acqua alla gola.

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