Un punto da Roma, ma tante domande. Il Milan può giocare meglio di così?

DI ALBERTO FELCHILCHER

Il Milan torna a casa da Roma con un punto che, per ciò che si è visto in campo, può essere considerato oro. Dalla capitale, però, i rossoneri rientrano anche con dubbi e domande. La prima, forse la più importante, fa riferimento al gioco espresso dalla squadra di Rino Gattuso: si può fare meglio di così?

Cominciamo partendo da lontano, analizzando le ultime tre settimane rossonere, ovvero dagli ottavi di Coppa Italia contro la Sampdoria, alla partita di ieri sera all’Olimpico. Un periodo piuttosto positivo che ha permesso agli uomini di Gattuso di raggiungere il quarto posto in campionato e la semifinale di Coppa Italia, in virtù delle vittorie contro Samp e Napoli, con un’unica nota negativa: la Supercoppa di Gedda.

Il mercato invernale ha sicuramente dato un po’ di fiato ad una rosa corta e dimezzata da infortuni e squalifiche. Il Milan, nonostante le assenze, si è dimostrato solido e soprattutto, squadra, riscoprendo, o meglio, scoprendo Tiemoué Bakayoko, un vero e proprio trascinatore in mezzo al campo. Anche Lucas Paquetà ha dato il suo contributo fornendo qualità e sostanza in un reparto apparso, prima, non all’altezza.

Queste le note positive, come lo è sicuramente il nuovo attaccante del Diavolo Piatek, che catalizza al meglio ciò che gli viene offerto dalla squadra. Ma per quanto potrà farlo ancora? Ieri, a Roma, la squadra gli ha messo a disposizione una sola palla, una sola opportunità e lui l’ha sfruttata al meglio, costruendo insieme a Paquetà il goal del momentaneo vantaggio rossonero. Ma una sola occasione in 90′ minuti è troppo poco, anche per un cecchino come il pistolero polacco.

Troppa lentezza e troppo poca incisività nella manovra offensiva. Suso è un giocatore anarchico, troppo anarchico per uno sport dove il gioco di squadra è legge e dove il noi è più importante dell’io. La palla nei piedi dello spagnolo rimane sempre per troppo tempo, facendo perdere i tempi di gioco al resto della squadra. Calhanoglu è l’ennesimo numero 10 sui livelli di Keisuke Honda che condanna il Milan ad un gioco sterile e lento.

Le partite contro Sampdoria, Napoli e Genoa sono la prova che anche con una squadra operaia e con meno qualità il gioco migliora, ma soprattutto migliorano i tempi di gioco, quelli che fanno la differenza nel calcio. E proprio in quei match mancava lo spagnola col numero 8. Da qui la risposta alla domanda, ovvero si può fare meglio di così! Ma vi lascio un quesito su cui riflettere: non è che siano Suso e Calhanoglu il problema di questo Milan?

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