La prestazione  di Bologna  trasmette  ancora più  fiducia al Milan. Le discussioni  fuori dal campo conducono ancora al razzismo.

Di Giuseppe Vitale

 

Chissà se Stefano Pioli ha letto l’intervista del Corriere della Sera a Max Allegri in settimana. I suggerimenti dati a Giampaolo, all’alba della sue esperienza rossonera, sembrano essere quasi l’opposto, di ciò che il tecnico di Giulianova ha fatto sulla panchina del Milan.

Al contrario Pioli, sembra aver centrato la questione, mettendo ogni cosa al suo giusto posto e normalizzando l’ambiente. Il suo Milan espugna anche il Dall’Ara di Bologna, in maniera ordinata, determinata, e con la mentalità preposta a proporre gioco. Una seconda vittoria di fila che ha il sapore del doppio indizio, tanto da poter farne una prova, se arriverà anche la terza. Le filosofie fumose del suo predecessore sono state messe da parte,  non erano ciò di cui c’era bisogno in questo momento , in fondo anche la Juve, con una rosa di gran lunga superiore a quella rossonera, fa una gran fatica ad esprimere il bel gioco tanto adulato.

Allora è giusto far tornare di moda la praticità e la concretezza , perché in fondo è la sostanza a fare la differenza. La classifica ci sforza ancora una smorfia che spacciamo per sorriso, ma è migliorata e consente di sudare meno vistosamente.  Domenica prossima, bisognerà scendere in campo con una faccia che va contro i principi di una festa, perché proprio in questo momento, il Milan, non può farsi abbagliare dalle luci festose e la celebrazione dell’anniversario, c’è troppo bisogno di cavalcare l’onda.

All’inizio del weekend, ha tenuto banco il dibattito legato alla prima pagina del Corriere dello sport, con un titolo legato al colore della pelle di due calciatori che si sarebbero poi affrontati al Meazza, in Inter-Roma,  incriminato  e processato dalla giuria social. In realtà a prendere posizioni sulla questione è stato anche il Milan, oltre che alla Roma,  continuando a condurre una lotta contro al razzismo in maniera seria e convincente.  Il Corriere di certo, non aveva intenzioni razziste, però  argomenti che sfociano in questa tematica sono altamente delicati e sensibili ,per l’informazione soprattutto .  È vero, la famosa testata ha provato a rettificare il giorno dopo, mandando in stampa un titolo che  spiegava il malinteso del giorno prima.  Pensandoci bene però, la comunicazione è coma la barzelletta: se devi spiegarla, vuol dire che hai sbagliato qualcosa.

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