Il 4 marzo 2018 ci ha lasciato Davide Astori sconvolgendo il mondo dello sport e lasciando un vuoto incolmabile

DI MATTEO ANOBILE

Doveva essere una domenica di calcio come tutte le altre, la Fiorentina era a Udine, pronta ad affrontare i friulani, alla mattina c’è la riunione tecnica per “imbastire” la partita. La squadra non è al completo, perchè Davide non si è ancora visto, di solito era il primo a presentarsi a fare colazione con la sua spremuta. Allarmato, il massaggiatore si reca in camera e bussa, ma Astori non risponde, così si fa dare la chiave di scorta. La trucida “sorpresa”: Davide è riverso sul letto, non da alcun segnale di coscienza e il medico non può far altro che constatarne il decesso. Tutte le partite verranno poi (giustamente) sospese. Non si poteva giocare un derby (di Milano) sapendo che un tuo collega era morto. Proprio di derby (a livello giovanile) Davide con la maglia rossonera ne ha giocati parecchi. Cresciuto in rossonero, dal 2001 al 2007 ha fatto quasi tutta la trafila del settore giovanile del Milan. Gattuso lo ricorda in palestra ad allenarsi, un ragazzo timido ma molto educato. Su di lui ha speso parole di encomio anche Franco Baresi, suo allenatore nella primavera. L’ex capitano rossonero disse di lui che già a 19 anni era un difensore con concetti e principi sani. Dopo il Milan, Cremona, Cagliari,Roma e Firenze le sue altre tappe, con 14 presenze e un 1 gol in azzurro. Di Davide è bello ricordare il suo sorriso nascosto dentro la sua barba. Quel sorriso  manca a tutti: ai suoi genitori e alle sue due donne, la bambina Vittoria e la compagna Francesca. E Davide manca anche a noi. 

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