Arrivato al Milan nell’estate del 93 diventa un perno nella difesa milanista e pupillo di Capello, ma il rapporto difficile con Sacchi…

DI MATTEO ANOBILE

Il Milan degli invincibili nell’estate 93 doveva ringiovanire la difesa, dato che  Tassotti, terzino destro andava troppo in là con l’età. Così dal Genoa arrivò il ventenne Cristian Panucci, collega di ruolo dell’esperto difensore romano.  Inizialmente fece benvolere dalla tifoseria milanista (sebbene di fede nerazzurra) il suo primo gol lo realizzò di testa in un derby vinto 2-1 oltre a lui andò a segno Papin. Nemmeno due settimane e si ripetè contro il Napoli a San Siro con una staffilata da che permise al Milan di vincere con il medesimo risultato del derby. A fine stagione, fu protagonista del double, scudetto e Champions League e la fascia destra sembrava avesse trovato il suo padrone per i successivi dieci anni. Capello lo considerava inamovibile nel suo scacchiere difensivo fu un protagonista anche nello scudetto del 1996, stesso anno in cui si laureò campione d’Europa con l’Under 21. Solo che Sacchi in nazionale non stravedeva per lui, quando nel dicembre 1996 quando Arrigo ritornò al Milan, Panucci venne ceduto al Real (guidato da Capello) dove vinse la Liga. Nel 1999, decise di rompere con il suo passato rossonero,e da Madrid tornò a Milano, sponda nerazzurra,ma con Lippi le cose andarono male, come con Sacchi e la sua esperienza con la squadra del suo cuore si esaurì dopo un solo anno.  Panucci tornò dal suo mentore Fabio Capello alla Roma nel 2001, vi restò otto stagioni. In un’intervista rivelò di aver subito un trattamento poco carino all’Inter, ma per i tifosi rossoneri, quel salto da una sponda all’altra del Naviglio fu  un tradimento incancellabile. Poichè da possibile bandiera è rimasto uno sbiadito gagliardetto impolverato

share on:

Leave a Response