Si scrive Kakà se legge fuoriclasse

DI MATTEO ANOBILE

Moggi nel 2003 disse che Kakà non l’avrebbe mai preso e puntò su Appiah,quel nome non lo convinceva. Kakà è lo pseudonimo di: Ricardo Izecson dos Santos Liete. Arrivato nell’estate di Manchester (2003) dal San Paolo su consiglio di Leonardo. Gattuso al primo allenamento disse ad Ancelotti: “Ma da dove arriva questo?”. In rossonero ha disputato:307 partite realizzando 104 reti, vincendo: uno scudetto,una Supercoppa Italiana, una Champions League, due Supercoppe Europee e una Coppa del Mondo per Club.
Il suo anno, fu il 2007 quando vinse il pallone d’oro, grazie alle doti che madre natura gli ha donato. Velocità,dribbling e senso del gol, lo hanno consacrato al mondo. La “sua” miglior partita è stata una sconfitta (3-2), nella semifinale d’andata, Champions 2006/07 all’Old Trafford contro lo United. Dopo il vantaggio di CR7, si scatenò il numero 22, prima trafisse, Van der Sar in uscita. Poi si inventò ciò che per le persone “normali” sarebbe pura fantasia. Si prese gioco (con un sombrero) dei due centrali dei Red Devils e trafisse per la seconda volta l’estremo difensore olandese. Nella partita perfetta (il ritorno) apri le danze con un tiro di controbalzo angolato, la partita finì 3-0. Queste tre perle gli valsero il pallone d’oro alzato al cielo di San Siro, nella notte di Champions del 4 dicembre 2007 in Milan-Celtic. Nel 2009 si chiuse la sua storia con il Milan, venendo ceduto al Real, ritornò a Milano nel 2013, non fece male, ma il Kakà fantascientifico fu quello del biennio 2005/2007, un vero extraterrestre sceso a San Siro. Per buona pace di Moggi che si fermò alle apparenze, fortunatamente ha vestito i colori rossoneri, a Torino la Champions l’avrebbe vista in tv.

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