Lo scudetto più bello e inatteso, quello che non ti aspetti

DI MATTEO ANOBILE

Perugia-Milan del 23-5-1999 e la partita del 16° scudetto, il diavolo vinse 2-1, con un gol di Guly e Bierhoff, Abbiati levò dall’incrocio e la festa potè avere inizio. Fu il prologo di un’annata bellissima e indimenticabile. Ma tutto cominciò una notte di luglio del 98 nel ritiro a Milanello, Zaccheroni il nuovo allenatore, chiamò nella sua stanza: Maldini,Albertini e Costacurta, e chiese loro:”Ma perchè nella corsa allo scudetto non ci calcolano i giornali?!!” Loro risposero:”Mister ci convinca e noi la seguiremo pedessequamente!”. Da lì scattò la molla, nel gruppo rossonero. Zac sconfessò il dogma della difesa a quattro, puntò su quella a tre. Da Udine si ritrovò Helveg e Bierhoff. Ma il suo capolavoro, fu quello di ridare autostima, a un gruppo che arrivava da un 10° e 11° posto. Il 18 aprile 99, la Lazio perse in casa con la Juve, Zac guardò i suoi ragazzi all’aeroporto di Udine (in arrivo per la trasferta con i friulani) e capì che i suoi ragazzi erano convinti dei loro mezzi. Di conseguenza di disse a Galliani: “Non so come finirà, ma noi le vinceremo tutte e sette!!” E così fù, il pareggio alla 33° giornata della Lazio a Firenze e la contemporanea vittoria del diavolo per 4-0 con l’Empoli, e a San Siro andò in scena il sorpasso. Questa formazione merita una citazione: Abbiati fra i pali a fare miracoli. Difesa con Sala il neofita, Costacurta e Maldini rigenerati da Zac. La linea di centrocampo: Helveg e Guly sulle fasce, Ambrosini e Albertini in mezzo al campo. Davanti, Weah e Bierhoff al loro servizio i due fantasisti: Boban e Leonardo, l’autentica sorpresa, 12 reti e tanta classe brasiliana. Grazie Zac, qualcuno disse che fosse un sarto pasticcione, ma con quel sarto vincemmo uno scudetto.

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