Una sconfitta netta e un pareggio acciuffato nei minuti finali nelle ultime due gare per i rossoneri a San Siro, la Scala del calcio

Quello che preoccupa sinceramente dopo aver seguito gli ultimi 180 minuti di gara e passa del Milan, non sono soltanto i risultati deludenti, forse inaspettati, ma è la sensazione di confusione a livello mentale e tattico in ogni reparto. Il Milan resta in testa alla classifica, ma sta zoppicando, non dà più la sensazione di sicurezza degli esordi nel torneo. Il puledro non ha più la criniera e il pelo lucidi.

Troppi errori, forse dovuti alla fatica accumulata nelle gambe e nella mente in tante partite, sia in fase difensiva che in quella di realizzazione in avanti. Ma è in questi momenti che diventa importante gestire i match, senza sbiellare il motore oppure scivolare via in curva, gettando punti preziosi alle ortiche. Come fatto da Quartararo con Mir nel MotoGP.

Noi di milancafe24 vorremmo vedere un Milan più team Suzuki che Yamaha cioè, in questa fase… Anche a costo di sentirci apostrofati come ragionieri, come accaduto per il giovane pilota Mir. Che curiosamente si avvia a vincere il Motomondiale.

Mister Pioli ha già evidenziato sìa dopo la partita con il Lille che contro il Verona, i problemi di scarsa precisione nelle conclusioni e negli ultimi passaggi in attacco, così come le disattenzioni -a volte banali- nel reparto arretrato.

Combinazioni che non si chiudono coi giri giusti negli ultimi metri, movimenti collettivi delle linee che non chiudono tutti gli spazi. I rossoneri macinano e macinano statistiche, volumi di gioco, ma quello che conta in realtà sono i gol fatti e quelli subiti. E nelle ultime partite i conti non tornano su questo puntuale e fondamentale aspetto. Il tabellino langue…

E qui viene in aiuto la tattica. Contro gli scaligeri il mister ha sistemato la formazione iniziale (non la più brillante invece contro i francesi), modulandola con gli elementi più in forma, e arricchendola con la spinta di tutti i possibili cambi dalla panchina.

Nulla da eccepire su queste scelte tecniche, così come sulla volontà dei ragazzi di recuperare lo sfortunato doppio svantaggio iniziale, contro una formazione ostica e rognosa, storicamente ‘porta iella’ per il Diavolo.

Bene anche l’input dato ai centrali e ai centrocampisti di verticalizzare subito il gioco per Ibrahimovic e per un Leao finalmente presente a tutto campo e con continuità, invece di cucire lentamente in maniera prevedibile con una catena di passaggi laterali. Bene anche il numero di cross alti che sono aumentati, mentre male nelle imbucate dei trequartisti così come nei traversoni bassi, spesso entrambi imprecisi nella balistica. Fondamentalmente è qui che il Milan ha perso col Verona ulteriori 2 punti, che una vittoria avrebbe dato anche con un solo gol, una sola azione delle tante finalizzata in più.

Quello che è mancato a nostro avviso poi è l’imprevedibilità nei cambi di ritmo e nella gestione della partita: il Milan conosce ultimamente solo la marcia alta inserita, una spinta costante che paradossalmente si riflette anche sulla difesa, inconsciamente e perennemente proiettata in avanti invece che a proteggere Donnarumma.

Si pensa cioè già a superare gli avversari anche quando questi stanno per colpirci con azioni pericolose. Paradossalmente forse Ibra ha trasmesso troppa sicurezza a un gruppo molto molto giovane, che pecca di esperienza e malizia nella difficile corsa a ostacoli del campionato di Serie A. Fatto anche di azioni viste o non viste al var, di cartellini dati o non dati da direttori di gara più o meno protagonisti, di punizioni o rigori dubbi, di polemiche e proteste, di scene e sceneggiate.

Per restare in vetta, per proseguire in un cammino finora insperato anche dai più ottimisti dei supporter rossoneri, bisognerà migliorare questi aspetti della tattica, così come mettere a punto le combinazioni finali a livello tecnico tra gli ‘avanti’ del Diavolo. Chi dice il contrario, non sa che il calcio è un’arte, una rappresentazione nei 90 minuti del lavoro fatto insieme da un gruppo, con mesi e mesi di allenamenti, ritiri, fatica e sacrifici, gioie, pressioni, scherzi e dolori superati insieme.

Solo chi tende sempre a perfezionarsi e a superarsi, ha la possibilità e la fortuna di conquistare trofei ad alti livelli. E noi non pretendiamo certamente da questi ragazzi giovani ‘ori e allori’ subito. Ma lo spirito di chi indossa la maglia del Milan è sacro, e deve rimanere negli anni fedele alla sua storia gloriosa.

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