Un Milan derelitto dopo due annate disastrose fece affidamento su un blocco proveninente da Udine

DI MATTEO ANOBILE

Il Friuli è stata una terra prospera per i colori rossoneri, basti pensare ai triestini: Nereo Rocco,Cesare Maldini e Fabio Cudicini,al goriziano Fabio Capello, nomi importanti nel firmamento milanista.

L’estate del 1998 era quella della ricostruzione, dopo due stagioni fallimentari, nelle gestioni Sacchi-Capello (bis).
Quell’aiuto arrivò proprio da Udine, Galliani affidò la panchina ad Alberto Zaccheroni. Il mister di Cesenatico tanto bene fece con l’Udinese, portandola al 3° posto nella stagione 97-98, mentre il diavolo sprofondava all’11° posizione.
Zac trasferì il suo 3-4-3 anche al Milan, in una società che della difesa a quattro ne aveva fatto un dogma. Con se dal Friuli si portò Helveg e Bierhoff, utili inizialmente come collante fra il mister e lo spogliatoio. La vecchia guardia si fidò ciecamente di Zaccheroni al punto di seguirlo pesessequamente.

Bierhoff ci mise la testa in tutti sensi è andò in rete 19 volte, sfruttando anche i cross di Helveg, senza che nessuno chiese nulla a fine stagione arrivò il 16° scudetto.
Uno scudetto storico, il più inaspettato con un Milan si forte, ma meno rispetto a quelli che hanno trionfato prima e dopo.
Questa è una storia a lieto fine, ma non vuole dire che si debba assolutamente fidare dell’Udinese.

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