Le impressioni dallo stadio per un Milan-Empoli molto estivo.

Eccomi qui, di nuovo. San Siro, il gigante mi guarda ed io sento di essere tornata a casa. Ogni anno me lo dico eppure puntualmente mi ritrovo fuori dai cancelli con gli occhi a cuore perché il gigante mi è così mancato durante la pausa estiva. Ogni anno. Da qualche anno. Ci penso e ci ripenso. E adesso basta, non mi abbono più, questi ci prendono in giro. E poi ci casco ancora. E so il perché. Vedo lui, lo stadio. E poi gli amici di sempre, l’ambiente famigliare, i colori sparsi ovunque. I tuoi colori. E sai che non ne puoi fare a meno.

Fa un gran caldo. Me lo godo tutto, mi mancherà a gennaio. Rispetto alle fanfare di mercati sontuosi a fine giugno, siamo molti meno di quelli immaginati mesi fa. Rispetto alle preventivate contestazioni, alle sfuriate sui social ed al malumore generale, devo dirlo, siamo molti di più del previsto. Non un San Siro del tutto deserto, insomma. Questo sta a supporre due cose. O i tifosi del Milan sono i supporters più fedeli al mondo, o i più pazienti ed ottimisti sulla piazza. Tante le famiglie e tanti i tifosi che hanno approfittato della calura estiva per vedere un po’ questa squadra ed i suoi nuovi acquisti dal vivo, meno, molti meno gli abbonati. C’è grande attesa e appena i megafoni dello stadio fanno partire la musichetta, tutti in piedi ed esplode l’applauso generale: entrano i campioni, grida la gente. Campioni? Sul serio? A proposito, è cambiata la musica d’ingresso, ma ahimè, da dove sono seduta sento solo un gran baccano di strumenti indistinti, mi impegnerò a scovare il titolo della nuova colonna sonora.

Riscaldamento, tiri e si rientra negli spogliatoi. Tra poco si parte. Le formazioni. La lista è lunghissima, Miha li ha portati tutti, ma proprio tutti in panchina. La maggior parte degli spettatori non collega nuovi volti al numero di maglia, fortuna che i led a bordo campo danno una mano allo speaker. Eccoli, inizia la partita. La gente è entusiasta (?) e si anima subito di dirompente ottimismo. Ma tranquilli, al trecentesimo retropassaggio al portiere, partono i primi fischi esasperati. Non ho mai compreso bene a fondo che problema abbia il pubblico di San Siro. E dai, non puoi passare dalle scene di isteria collettiva per Balotelli al fischio rabbioso contro tutti in due nanosecondi netti. Calma. Fate come me. Indisponente indifferenza. Non ti fischio, odio certe cose. Ma neanche acclamo al tuo passaggio come se fossi un re. D’altra parte la pazienza ce l’ho messa, ora è il tuo turno convincermi. E invece no. San Siro rumoreggiava anche a Van Basten se nella sua perfezione osava sbagliare di qualche centimetro un passaggio. Rido, se solo ai tempi avessero potuto vedere nel futuro…

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Quindi ricapitolando. Folla, esultanze, fischi ed insulti e siamo solo a dieci minuti dall’inizio. Poi il miracolo di Bacca e lo stadio esplode. Neanche il tempo di sederci che voilà, l’Empoli pareggia e la gente sfiora l’ira funesta. Troppi alti e bassi questo pubblico. Fate come me o rischiate la pressione. Il Milan di oggi è questo. Piattino, senza alti né bassi. Un encefalogramma piuttosto scialbo.

L’intervallo arriva accompagnato da fischi assordanti. Ed eccole, le solite chiacchiere da bar. Deve mettere quello, deve togliere quell’altro. Se prendevano… Se spendevano… Se se ed ancora se. Scene viste e riviste, saranno almeno 4 anni che sento le stesse cose. La partita riprende e per fortuna ci regala una vittoria. Tre punti portati a casa, ma verso il diciottesimo della ripresa, abbiamo rischiato tutti un colpo di narcolessia intervallato dalle pressanti ansie degli attacchi dell’Empoli. Sempre così, poche salite e poche discese e tanto tanto nulla di contorno. La gente applaude (?) e sono tutti in piedi ad attendere i giocatori sotto la curva. Loro salutano e pian piano usciamo tutti dallo stadio.

Non è passato un solo minuto nel quale io non mi sia chiesta cosa mi spingesse ad essere ancora lì. Masochismo? Fedeltà incondizionata? Insanità mentale? Tu chiamale se vuoi emozioni. Poco importa se siano emozioni positive o negative. Provi qualcosa? E allora sei da stadio. Però che sofferenza e che amarezza. Un’altra stagione così? Davvero?

Valentina Bergero

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