Renzo Rosso sarà il nuovo proprietario del Milan?

In questo periodo così chiacchierato per l’A.C. Milan a causa delle vicende societarie che lo interessano, esce una interessante classifica stilata da Forbes circa i Presidenti più ricchi nel mondo dello sport.

Secondo la più importante rivista mondiale di economia e finanza, leader nella divulgazione e nell’approfondimento di tematiche legate alle materie testè enunciate, Silvio Berlusconi occupa, si badi bene, solo ed esclusivamente col patrimonio personale (non viene presa in considerazione Fininvest ed il suo fatturato), il tredicesimo posto.

Ancor più intrigante e meritevole di approfondimento diventa la classifica in esame se prendiamo in considerazione solo ed esclusivamente le squadre di calcio.

Ebbene, secondo Forbes, Silvio Berlusconi, all’interno di questa graduatoria, occupa il quinto posto, preceduto, nell’ordine, solo dal Presidente dei New York Red Bulls, dal Presidente dei Los Angeles Lakers, dal Presidente del Chelsea Abramovich e da quello dell’Arsenal Stanley Kroenke.

E’ evidente come solo gli ultimi due siano effettivamente “competitor” del Presidente del Milan, trattandosi di “magnati” che operano nel calcio che conta e cioè quello europeo; i primi due, essendo alla guida di formazioni oltre oceano, fattivamente ed effettivamente, non entrano in competizione col Presidente più titolato nella Storia calcistica mondiale.

Questa premessa diventa doverosa in un contesto storico in cui l’A.C. Milan è interessato da una probabile e/o possibile cessione delle quote azionarie che per il 99 virgola qualcosa per cento, sono di proprietà Fininvest, a sua volta controllata per lo 84% da Silvio Berlusconi in persona e per la parte rimanente dai figli Marina e Piersilvio.

E’ nota a tutti la ritrosia a cedere “il Milan” da parte di Silvio Berlusconi e che se oggi ciò accade o può accadere, è proprio per volonta di “quel 16% residuo”.

Detto ciò, per come è gestita oggi la Società, zero investimenti ed autogestione, cioè il Milan può spendere solo in base a quanto ricava “entra uno solo se uno esce” (in parole povere possiamo riscattare Deulofeu solo se ci comprano Niang), il passaggio di mano diventa indispensabile se si vuole tornare ad essere competitivi in Italia e in Europa.

Passaggio di mano che mai come in questo caso diventa complicato poichè la valutazione che viene data all’A.C. Milan dall’attuale detentore è talmente elevata da tenere molto distanti soggetti che potrebbero essere interessati a rilevarla e, sicuramente, non li troviamo tra quelli che stanno davanti a Berlusconi nelle classifiche Forbes.

E’ da qui che nascono, almeno finora, gli interessi di soggetti disposti all’acquisizione non in veste di semplici imprenditori – investitori (il Renzo Rosso del momento per intenderci), bensì di fondi o cordate – speculatori, Mr. Bee in un primo momento, Galatioto – Gancikoff prima e Yongong Li adesso; troppo alto il rischio d’impresa al cospetto dell’investimento: circa 750 milioni per l’acquisizione, debiti compresi, di poi, l’impiego di capitali per tornare ai vertici del calcio mondiale.

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In questo contesto, sperare nell’arrivo di un italiano facoltoso e possibilmente rossonero, come lo è appunto Renzo Rosso che col suo marchio “Diesel” è già vicino al mondo Milan, è praticamente impossibile.

Eppure, proprio lo stesso Renzo Rosso, sempre secondo l’autorevole Forbes, è l’undicesimo uomo più ricco d’Italia con un patrimonio personale stimato in poco più di 3 miliardi di dollari; in questa classifica Silvio Berlusconi è quinto con il doppio del patrimonio di Renzo Rosso.

Nessuno tra i Presidenti calcistici italiani può far leva su un patrimonio così ampio tanto quello di Rosso nè, ancor meno, di Berlusconi.

Precisiamo, non siamo a conoscenza di trattative tra Berlusconi e Rosso per la cessione del Milan, sappiamo solo, come tutti, che il fondatore di Diesel e altri marchi di caratura mondiale ha dichiarato: “Avere una società come il Milan è molto impegnativo. Si tratta di sforzi economico molto alti e importanti. In questo momento vorrei concentrarmi di più sulla mia attività industriale. Per adesso mi limito a vestire la società. Il Milan è un sogno. Potrei sicuramente collaborare, ma non in maniera importante come qualcuno vorrebbe“.

In buona sostanza, Rosso non ha chiuso le porte all’ingresso nel pacchetto azionario del club, anche se per adesso c’è una trattativa in corso tra Fininvest e i cinesi di Sino-Europe Sports. Però dalle sue parole si intuisce che da solo non effettuerebbe mai un simile sforzo economico e che per effettuare un’operazione del genere, pur restando nel campo delle ipotesi, probabilmente preferirebbe avere al fianco altri soci.

Considerata l’arcinota e su ricordata volontà del Presidente Berlusconi contraria alla cessione della società, si potrebbe arrivare, qualora le trattative con SES non andassero a buon fine,  a “slegare” il Milan da Fininvest, mantenendolo nelle sole mani di Berlusconi, persona fisica, affiancato dal facoltoso imprenditore veneto.

Non dimentichiamo che 200 milioni sono stati già versati da SES a Fininvest e che la parte debitoria attuale con gli istituti di credito, qualora fallissero le trattative, sarebbe, di fatto, azzerata.

Fatte le sopra esposte considerazioni economiche e patrimoniali, visto l’andazzo delle trattative in corso e quelle passate, la passione nonchè la “follia” necessaria ad investire “…in un sogno chiamato Milan….”, nonchè da ultimo  la competenza e l’esperienza necessarie, potrebbe essere questa la migliore delle soluzioni.

Qualunque cosa succeda, succeda in fretta; bussano alla porta rinnovi importanti, Donnarumma su tutti, riscatti da non lasciarsi sfuggire (Deulofeu e Ocampos) ed un mercato, a breve, da affrontare tenendo bene a mente l’unica cosa che conta: il ritorno del Milan ai vertici.

Sandro Cerisano

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