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Ripartire con cautela ma tutelando la salute di tutti

Si parla di ripartenza, di un piano articolato, ma per far ripartire il Paese, bisogna garantire la sicurezza di tutti

DI REDAZIONE

Se ne parla da giorni, non c’é programma o giornale che non se ne stia occupando, tutti si concentrano da ore sulla Fase 2, sulla ripartenza di un Paese fermo da 40 giorni, in cui il virus ha sfondato provocando circa 22 mila decessi. Le misure di contenimento hanno appiattito la curva epidemiologica, abbassato il fattore R0 (R con zero), il fattore che indica quanto sia contagioso un virus in una popolazione suscettibile. Da qualche ora, il Governo ha reso noto che é pronta una app di tracciamento, e che tra qualche settimana la task force di esperti voluta da Palazzo Chigi, metterà nero su bianco un piano di ripartenza. Il 4 maggio é la data che tutti attendono, vedremo se sarà quella giusta. Noi che viviamo da giorni in trincea, vogliamo però sottolineare una cosa. É fondamentale che in fase 2, ogni famiglia italiana possa sentirsi sicura, e per dare sicurezza, servono piú tamponi, test sierologici, mascherine per tutti. Non si può attuare una ripartenza senza questo. É fondamentale che ci sia una fase 2 in grado di anticipare il patogeno. Vanno estesi i test agli asintomatici e pauci sintomatici, bisogna mappare le aree a rischio e quelle dove il virus non ha ancora sfondato. Questa é la ragione per cui le ripartenze potrebbero avvenire in maniera differenziata. La sensazione é che uno dei settori piú penalizzati sarà quello della ristorazione, che per lungo tempo dovrà navigare in acque poco tranquille. Il Governo deve intervenire con aiuti economici mirati e deve garantire a tutti i presídi. I prezzi delle mascherine sono troppo alti, uno Stato serio deve imporre le proprie regole, perché in tempi di crisi, glibsciacalli vanno cercati come untori. Già facendo questo saremmo un Paese migliore. Per ora, accontentiamoci di aver appiattito la curva abbassando il fattore R0, ma da domani si pensi a una strategia a medio-lungo termine, visto che per un vaccino servirà almeno un anno, e con il virus bisognerà convivere.

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