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Montella vince, Berlusconi tace. Cosa c’è dietro al gelo?

Silvio Berlusconi in conferenza

Silvio Berlusconi in conferenza

Lo strano silenzio di Berlusconi su Montella: il presidente non è convinto. Se i cinesi non comprano il Milan, possibile l’ennesimo cambio in panchina.

Una vittoria con vista sull’Europa. Da Galliani a Montella, passando per il match winner Mati Fernandez, tutto il mondo rossonero è concorde: l’1-0 sul Genoa rappresenta un passo cruciale nella corsa del Milan a un piazzamento Europa League, così come lo saranno le prossime gare con squadre più che abbordabili come Pescara, Palermo, Empoli e Crotone. Con un occhio, ovviamente, anche alle avversarie: sarà altrettanto importante sperare in un rallentamento di Lazio e Atalanta, per strappare un posto nelle coppe europee che manca da ben tre anni.

Mister Montella vince e sostanzialmente convince tifosi e addetti ai lavori. Ma la sua permanenza al Milan non è scontata. Al momento, infatti, non c’è la certezza che rimarrà anche la prossima stagione: pesa il caos societario – ad oggi, 19 marzo 2017, non è ancora chiaro se i cinesi di Sino Europe-Sports riusciranno a rilevare le quote del club -, ma anche il silenzio di Silvio Berlusconi. Non è un mistero che il Cavaliere non gradisca particolarmente il gioco dell’Aeroplanino, reo di offrire in rossonero un calcio poco spettacolare e di non schierare la squadra secondo i desiderata presidenziali, ossia con il famigerato trequartista dietro le due punte. Due “peccati” che frenano l’entusiasmo verso l’allenatore e che potrebbero anche costargli il posto, qualora il Milan non passasse nelle mani dei cinesi.

Montella-Milan, storia già ai titoli di coda? Non ancora. Tutto dipenderà dall’evolversi del closing: tra Berlusconi e i cinesi, il futuro del tecnico dipenderà da chi ci sarà ai vertici societariMa alcuni punti appaiono già chiari: l’Aeroplanino sta ottenendo risultati oltre le aspettative (e meriterebbe fiducia), ma non scalda il presidente. Ed è un peccato, perché il Diavolo avrebbe bisogno di stabilità e continuità anche in panchina. Passare di anno di anno da un allenatore all’altro, d’altronde, è deleterio per qualsiasi progetto tecnico: cambiare ancora, senza motivi validi, rischia di essere l’ennesimo salto nel buio. Ma ad oggi, coi cinesi più lontani, ogni scenario è aperto.

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