Rossoneri Sport o Silvio Berlusconi? Comunque vada dovrà essere una Pasqua di resurrezione.

Caparra decisamente insolita e consistente. 250 milioni di euro non sono bastati ancora a Yonghong Li a mettere le mani nemmeno su una piccola parte del Milan, ma la svolta pare essere arrivata nella giornata di ieri con la notizia dell’accantonamento, forse momentaneo, di SES e lo spostamento in Lussemburgo di tutta la fase finale di questa incredibile telenovela con l’entrata in scena di Rossoneri Sport Investment Lux quale protagonista principale e già centro nevralgico delle operazioni di Ses in Europa.

Ma vediamo cosa è successo in questi incredibili 9 mesi di gestione della transazione partendo dai (pochi) punti fermi di questa intricata matassa.

La volontà di Fininvest, convinta, è quella di eliminare la “voce A.C. Milan” (ogni anno in perdita per quasi 100 milioni), dal bilancio dell’azienda.

Siamo certi del fatto che Yonghong Li ha già versato, con SES, fondo creato ad hoc, nelle casse di Fininvest la bellezza di 250 milioni di euro più altri 50 milioni che sono stati garantiti da un’obbligazione rilasciata da una delle società del broker cinese e che saranno incassati sia che la transazione vada in porto, sia che fallisca.

Al momento dunque, Fininvest si è garantita in entrata 300 milioni. E questi sono fatti.

Veniamo ora a quanto di nebuloso c’è intorno a tutta la vicenda; innanzi tutto, chi è Yonghong Li?

Yonghong Li
Chi è Yonghong Li?

Per quanto è trapelato (quasi nulla), Yonghong Li è un broker cinese con una intensa attività borsistica di acquisto e di rivendita di aziende nel breve periodo ma non possiede capitali rilevanti.

Se così è, dal momento che egli non ha un patrimonio personale da consentirgli l’acquisizione del Milan in solitudine, viene spontaneo chiedersi se c’è qualcuno dietro di lui o insieme a lui.

Proviamo a scoprirlo spulciando tra le notizie in nostro possesso relative al versamento delle somme fin qui impiegate.

La prima caparra di agosto da 100 milioni (15 + 85) pare sia stata versata interamente dal broker a seguito di rientro da un prestito effettuato, per 40 milioni da Haixia Capital, gli altri 60 li avrebbe immessi Li direttamente fin dal primo momento; la seconda caparra è stata versata da Huarong International, anche la terza pare essere stata versata da quest’ultima società.

Ricordiamo che in un primo momento v’era la certezza che del fondo SES, rappresentato da Yonghong Li, facesse parte anche Haixia Capital e altre società a partecipazione statale come la stessa Haixia ora fuori dall’operazione per via delle restrizioni che il Governo cinese ha di fatto imposto, a fine novembre dello scorso anno, alla fuoriuscita di ingenti capitali dal Paese.

Sia nella seconda “tranche” di pagamento che nella terza, vi sono documenti a riprova del fatto che sia stata Huarong International a finanziare Yongongh Li.

Huarong International dovrebbe essere la vera e propria “bocca di fuoco” della nuova proprietà rossonera.

Huarong International
Huarong International: sarà la nuova bocca di fuoco del Milan?

HI è fra le più grandi società finanziarie pubbliche in termini di asset in Cina: fatturato da 11,3 miliardi di dollari (due volte e mezzo Fininvest), profitti per 2,3 miliardi, valore di mercato da 14,3 miliardi.

Ma è alla voce assets (ristrutturazione e rivalutazione di beni patrimoniali e non, in difficoltà) che la China Huarong fa spavento con un giro d’affari da 118,5  miliardi di dollari (dati Forbes 2016).

Costituita a Pechino nel 1998 e ristrutturata nel 2012 con l’approvazione del Consiglio di Stato, la China Huarong è un’istituzione finanziaria non  bancaria di proprietà dello Stato cinese e patrocinata dal Ministero delle Finanze e da China Life (la più grande compagnia assicurativa statale).

Ma se, come dicevamo, il Governo cinese ha imposto un taglio agli investimenti all’estero, come fa Huarong a immettere capitali in questa transazione? I secondi 100 milioni, quelli pagati a dicembre, di fatto, sarebbero partiti dalla sede di Huarong nelle Isole Vergini eludendo così il controllo governativo.

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Nella documentazione relativa a questa caparra, il nome di Huarong salta fuori per il tramite di un indirizzo di posta elettronica, così come, nella terza caparra, il coinvolgimento di Huarong si evince dai documenti mostrati da Calcio & Finanza e più precisamente da quelli in cui compare lo studio legale “Jun He”, studio che annovera tra i suoi clienti proprio Huarong.

Residuano 220 milioni per completare il pagamento del Milan.

A questi devono aggiungersi 100 milioni relativi alla gestione dell’annata 2016/2017  e devono essere resi “visibili” almeno altri 100/150 da impiegare per il rafforzamento della squadra nel mercato prossimo venturo. I 220 milioni di debiti dovranno essere rinegoziati con le banche.

Fino a ieri non vi era certezza circa l’esistenza e la provenienza d queste somme residue, ieri qualcosa, anzi molto più di qualcosa, è cambiato.

Si è avuta notizia (Carlo Festa ilSole24Ore), nel tardo pomeriggio, che il fondo statunitense Elliott sarebbe entrato in campo nell’operazione di riassetto del Milan.

Elliott Management Corporation, azienda con sede a New York, si occupa di finanziamenti per aziende in difficoltà. Il fondatore è Paul Singer, 72enne statunitense con un patrimonio di circa 2,2 miliardi di dollari, mentre la sua azienda è valutata in borsa per oltre 30 miliardi di dollari.

Paul Singer Elliott Management Corporation
Paul Singer, CEO del colosso Elliott Management Corporation

Detto fondo statunitense dovrebbe finanziare parte delle risorse necessarie a chiudere l’operazione, mettendo sul piatto la metà dei fondi mancanti; l’altra metà sarebbe ancora finanziata da Huarong.

L’intervento decisivo al coinvolgimento di Elliott nell’operazione dovrebbe essere opera di Fassone il quale, dopo il mancato closing del 3 marzo, ha preso in mano la situazione, ottenendo carta bianca dallo stesso Yonghong Li per cercare nuovi finanziamenti mettendo a frutto le proprie esperienze.

Comunque vada, siamo ai titoli di coda. Il 14 aprile è la dead line oltre la quale il Presidente Berlusconi non intende andare e ne ha ben donde dal momento che, comunque vada, con 300 milioni incassati può costruire un Milan competitivo anche se giovane e italiano.

Queste, nella mattinata di ieri, le sue dichiarazioni: “Io ci sono, la mia famiglia anche, procederemo con la vendita della società solo qualora ci siano tutte le garanzie sia finanziarie che di impegno per il rilancio del club. La parte cinese è stata condizionata da alcune impreviste ed imprevedibili difficoltà ma ha garantito caparre significative: siamo pronti a rispettare i nostri impegni e continuiamo a pensare che gli acquirenti rispetteranno i loro. Se l’operazione non andasse a buon fine, continueremo noi e lavoreremo per fare una squadra giovane e italiana“.

Poco dopo, lo stesso Yonghong Li, in un comunicato ufficiale diffuso nel tardo pomeriggio, annunciava di aver a disposizione “tutti i fondi necessari a finalizzare l’acquisizione. La nuova entità che ha formalmente preso il posto di Ses nell’operazione è la Rossoneri Sport Investment Lux, controllata da Yonghong Li”.

Un passo avanti evidente verso il closing.

Questo concludendo lo scenario: Younghon Li concluderà da solo l’acquisto del Milan procedendo all’acquisizione delle azioni milaniste in parte grazie al patrimonio personale e in parte attraverso finanziamenti avvenuti per opera di Huarong ed Elliott che ha tirato fuori i milioni necessari a concludere l’operazione; sarà insomma un Milan Cino – Americano.

Stavolta non ci potranno essere ritardi nel closing fissato per il 14 aprile. Ora toccherà a CdA e Assemblea finalizzata al cambio della guardia.

In ogni caso, dovrà essere una Pasqua di resurrezione.

Sandro Cerisano

 

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